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MEETING/ Il metropolita Filaret: in Cristo non c'è divisione

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Il metropolita Filaret abbraccia Peter Erdo sul palco del Meeting (Foto di Michele Carloni)  Il metropolita Filaret abbraccia Peter Erdo sul palco del Meeting (Foto di Michele Carloni)

Intorno al 20 febbraio 1854, quando aveva appena finito di scontare la condanna ai lavori forzati, Dostoevskij scrive in una lettera il suo più prezioso riconoscimento: «Mi sono forgiato un simbolo di fede, per me chiaro e sacro. Questo simbolo è semplicissimo, eccolo qui: credere che non vi sia nulla di più bello, profondo, simpatico, ragionevole, solido e perfetto di Cristo, e non solo non esiste, ma… non può esistere. A tal punto, che se qualcuno mi dimostrasse che Cristo è fuori della verità, ed effettivamente fosse così, cioè la verità fosse fuori di Cristo, io preferirei restare con Cristo piuttosto che con la verità».

 

Coscienza come filo conduttore della storia

Cari fratelli e sorelle, noi stiamo parlando di coscienza, e quindi dobbiamo essere onesti gli uni nei confronti degli altri, e insieme di fronte al mondo circostante. La storia dei cristiani è una storia di uomini, è anche la nostra storia, con i nostri slanci di bene e cadute, con le nostre lacrime, sudore e sangue, con le nostre contraddizioni e paradossi. Ahimè, purtroppo la nostra coscienza cristiana testimonia a volte contro di noi, poiché non esiste uomo che non abbia peccato.

 

Così pure, anche la Chiesa in Occidente, e la Chiesa in Oriente attestano una propria verità, nella loro disputa storica. Delle nostre falsità interiori noi preferiamo parlare sottovoce e in una cerchia ristretta. L’atteggiamento diplomatico che cattolici e ortodossi assumono tra loro non di rado serve semplicemente a sottacere contraddizioni che gridano al Cielo chiedendo una soluzione, ma non trovano, a causa di questo, soluzione sulla terra.

 

Proprio per questo la Persona del Signore nostro Gesù Cristo, Figlio di Dio, Seconda Persona della Santa Trinità è l’ideale indiscutibile, il criterio perfetto, la bellezza incorruttibile che è al di sopra di tutti, in tutto e per tutti.

 

In Cristo Salvatore non c’è divisione interiore, l’integrità della Sua Persona è perfetta, e proprio per questo Lui, e Lui solo è l’unico Figlio dell’Uomo, che a pieno diritto e a ragione ha detto di Sé: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6).

 

L’eterno interrogativo della possibilità di credere

Si potrebbe parlare a lungo e in maniera convincente, di come e perché ogni cristiano debba aspirare a conformarsi al Figlio di Dio e cercare, come dice san Paolo, di «spogliarsi del vecchio uomo, che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici» (Ef 4,22). E ogni parola di questa esortazione sarebbe pura verità. Ma esiste una circostanza, che può vanificare tutti gli sforzi di chi pronuncia queste parole. E cioè, egli potrebbe sentirsi ribattere: «Medico, cura te stesso!».

 

Ho l’ardire di supporre che l’assenza di un esempio personale di vita nella fede, la carenza di esperienza personale di una cordiale sequela dei precetti evangelici non costituisce soltanto una profonda tragedia personale per il cristiano, ma diventa anche il mezzo più distruttivo nella battaglia ingaggiata dall’inferno contro la Chiesa terrena.

 

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