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MEETING/ Il metropolita Filaret: in Cristo non c'è divisione

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Il metropolita Filaret abbraccia Peter Erdo sul palco del Meeting (Foto di Michele Carloni)  Il metropolita Filaret abbraccia Peter Erdo sul palco del Meeting (Foto di Michele Carloni)

A mio avviso, proprio su questa contraddizione si fonda il problema formulato da Dostoevskij nei taccuini del romanzo I demoni, in relazione alla figura di Stavrogin: «La fede si riduce a questo problema angoscioso: un colto, un europeo del nostro tempo può credere, credere proprio alla divinità del figlio di Dio Gesù Cristo?».

 

Ridurre questo interrogativo a una correlazione dialettica tra fede e sapere, tra fede cristiana e cultura laica significherebbe sminuire notevolmente il problema. Qui si sta parlando del pensiero dell’uomo europeo, dell’intima coscienza religiosa degli abitanti del Vecchio Continente. È interessante notare che Dostoevskij pone questo interrogativo all’inizio degli anni Settanta dal XIX secolo, ma esso si già maturato in precedenza, perlomeno nei due secoli precedenti, il XVII e il XVIII.

 

E ora, alla fine del primo decennio del XXI secolo, lo stiamo rimettendo di nuovo all’ordine del giorno. In tutto questo tempo l’Europa è completamente cambiata, l’uomo europeo è cambiato fino ad essere irriconoscibile… eppure l’interrogativo è sempre lo stesso. Perché?

 

Perché i dubbi sono inscindibili dalla fede. Ma superare i dubbi e radicarsi nella fede è possibile soltanto attraverso il lavoro di una coscienza viva, che non taccia, ma bruci la menzogna che insidia il cuore e smascheri il peccato che assedia l’anima. Se si mette a tacere la coscienza (e lo si può fare, i mezzi sono tanti!), di conseguenza, nasce il desiderio di sbarazzarsi dalla fede come da un ostacolo che impedisce di «corrompersi seguendo le passioni ingannatrici».

 

Proprio questo avviene in coloro che cercano di opporre la cosiddetta «civiltà» ai valori cristiani tradizionali. Del resto, la concezione contemporanea di civiltà politically correct comprende inaspettatamente anche costumi realmente barbari e basse inclinazioni, a considerarli dal punto di vista del buon senso e di un’elementare onestà umana.

 

«Credo, Signore! Vieni in aiuto alla mia incredulità»

La situazione dell’odierna coscienza europea, a mio avviso, trova un punto di paragone nella storia della guarigione del ragazzo sordomuto indemoniato, operata dal Signore Gesù Cristo, e che ci viene narrata dall’apostolo ed evangelista Marco nel cap. 9 (Mc 9,14;29). Gli scribi e i discepoli di Cristo discutevano sul perché nessuno di essi era in grado di cacciare lo spirito maligno che dall’infanzia tormentava il ragazzo, gettandolo a terra, facendolo schiumare, digrignare i denti e irrigidirsi, il diavolo che lo gettava nel fuoco o nell’acqua per farlo perire.

 

Parlando con il padre, che lo prega di guarire il fanciullo, Gesù gli dice: «Ogni cosa è possibile per chi crede». E l’altro gli risponde tra le lacrime: «Credo, Signore! Vieni in aiuto alla mia incredulità». Gesù sgrida lo spirito impuro, e quello lascia il fanciullo. E ai Suoi discepoli il Signore spiega così la loro incapacità di riportare la vittoria sullo spirito. «Questa specie di spiriti - dice - non si può far uscire in altro modo che con la preghiera e il digiuno».

 

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