Cultura
venerdì 27 agosto 2010
L’Italia secolarizzata, dimentica di Dio e senza nessun legame con la Chiesa, è costantemente attraversata e perturbata da manifestazioni di sensibilità religiosa che, pur non ribaltando il quadro complessivo, non consentono affatto di ridurre l’universo della credenze e delle pratiche religiose ad una semplice persistenza del passato, né a confinarlo ad espressione superficiale e passeggera della cultura diffusa.
Ciò non si deduce solo dalla vivacità dei movimenti e delle associazioni cattoliche, né dalle sole manifestazioni di entusiasmo religioso alle quali i due ultimi pontificati hanno abituato l’opinione pubblica e nemmeno si desume dal semplice rispetto tributato dalle diverse rappresentanze politiche laiche al magistero ecclesiale. Per capire il peso e l’estensione della sensibilità religiosa nella società secolarizzata contemporanea è necessario prendere in esame variabili ancora più estese.
I luoghi religiosi, come santuari ed abbazie, sono meta di un flusso continuo di pellegrini e di turisti. E’ noto come, nell’Italia post-moderna, luoghi come Padova, Assisi, Pietralcina (tanto per citare quelli più conosciuti) non cessino di mobilitare quotidianamente masse consistenti di pellegrini. L’Italia è anche, e forse più di quanto non lo sia stata venti o trent’anni fa, il paese dove i “luoghi dello spirito” hanno il loro posto tra le guide del Touring, mentre abbazie e monasteri si rivelano sempre più disponibili ad ospitare fedeli in ricerca spirituale, ammettendoli ai momenti di preghiera e di mensa.
Lo stesso può essere detto per i tempi delle solennità religiose: le celebrazioni del Natale e della Pasqua raccolgono ancora i due terzi degli italiani, mentre le ricorrenze dei Santi patroni dei singoli comuni continuano ancora, in modo spesso più solenne di quanto non avvenisse venti o trent’anni fa, a mobilitare energie e risorse, suscitando una partecipazione che è ben lontana dal diminuire.
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L'autore dell'articolo si chiede come si articola e da quali valori é orientato il desiderio sommerso di Dio.Penso che Sant'Agostino abbia risposto molto bene a queste domande e non credo che il Dio di cui parlava fosse diverso da quello a cui tendono gli uomini di tutto il mondo, civili o selvaggi che siano. Personalmente credo che il desiderio di Dio "si veda", anche se effettivamente é impossibile rappresentarlo con una gaussiana. Si chiede ancora l'autore dell'articolo come "...una tale prossimità all'annuncio di salvezza dialoghi con i luoghi religiosi, i tempi (o templi?)del sacro" Io mi sento prossima all'annuncio di salvezza e posso assicurare che provo a dialogare con i luoghi religiosi (in senso figurato si intende!) e mi sento leggera come la mamma della lettrice che ha scritto il commento "le donne presenti..."
Non è il frequentare ma quello che fa un santuario: ieri al santuario di Caravaggio dopo la messa ed il rosario, la mia mamma che non è propriamente un fuscello mi dice: "mi sento leggera come una libellula", troppo bella!
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