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LAICITA’/ Anche l’uomo moderno desidera Dio, ma non si vede

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 La larga maggioranza dei genitori (oltre l’80%) continua - oggi come quarant’anni fa - ad inviare i propri figli in parrocchia per la formazione religiosa di base e per la catechesi connessa alla prima comunione. Come se non bastasse è in aumento la percentuale di quanti dichiarano necessario celebrare con un rito religioso i principali riti di passaggio, incluso il matrimonio: tra il 1990 ed il 2000 questa sale dal 79 all’82% degli italiani.


Esiste in altri termini una prossimità al messaggio di salvezza della religione cattolica che rivela la persistenza di un legame e di un dialogo personale e privato che si esprime attraverso le frequenze ai luoghi e l’attenzione ai tempi e, senza il quale, tanto le prime quanto la seconda restano inspiegabili in un contesto secolarizzato. Una simile attenzione a luoghi ed ai tempi è tanto più importante quanto più si accompagna ad una mancata scomparsa della stessa pratica religiosa.


Se la percentuale di quanti dichiarano di frequentare regolarmente i riti religiosi supera il 30% occorre non dimenticare come, all’esterno di questa, esista almeno un altro 50% degli italiani che dichiara di frequentare i riti con frequenze alterne. Come a dire che al nucleo solido dei praticanti si affianca un contesto di riconoscimento diffuso che, con la propria pratica saltuaria ed episodica, finisce comunque con il legittimare chi si reca regolarmente in chiesa.


La vera novità è costituita non dalla scomparsa dei praticanti (come ogni buona teoria della secolarizzazione sostiene), ma da quella dei non praticanti: la percentuale di quanti dichiarano di non mettere mai piede in chiesa per assistere ai riti religiosi (indipendentemente da eventi privati) è in costante diminuzione dal 1981 ad oggi: nel 2005 supera di poco il 10% del totale degli italiani, quando all’inizio degli anni ’80 si presentava ancora al 21%. Tali frequentazioni del sacro non sono senza conseguenze. Fiducia istituzionale, lavoro, vita di coppia ed educazione dei figli si rivelano profondamente influenzati dalla dimensione della pratica religiosa.

 

 

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COMMENTI
30/09/2010 - L'uomo moderno desidera Dio, ma non si vede (luisella martin)

L'autore dell'articolo si chiede come si articola e da quali valori é orientato il desiderio sommerso di Dio.Penso che Sant'Agostino abbia risposto molto bene a queste domande e non credo che il Dio di cui parlava fosse diverso da quello a cui tendono gli uomini di tutto il mondo, civili o selvaggi che siano. Personalmente credo che il desiderio di Dio "si veda", anche se effettivamente é impossibile rappresentarlo con una gaussiana. Si chiede ancora l'autore dell'articolo come "...una tale prossimità all'annuncio di salvezza dialoghi con i luoghi religiosi, i tempi (o templi?)del sacro" Io mi sento prossima all'annuncio di salvezza e posso assicurare che provo a dialogare con i luoghi religiosi (in senso figurato si intende!) e mi sento leggera come la mamma della lettrice che ha scritto il commento "le donne presenti..."

 
27/08/2010 - La donna presente desidera Dio e si vede. (claudia mazzola)

Non è il frequentare ma quello che fa un santuario: ieri al santuario di Caravaggio dopo la messa ed il rosario, la mia mamma che non è propriamente un fuscello mi dice: "mi sento leggera come una libellula", troppo bella!