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LAICITA’/ Anche l’uomo moderno desidera Dio, ma non si vede

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Tutta questa serie di elementi - molti dei quali già noti, ma sempre pervicacemente ignorati - sposta completamente l’asse del problema. Non si tratta di interrogarsi sulla scomparsa della dimensione religiosa, bensì sulla sua invisibilità e la sua trasparenza rispetto alla cornice nella quale si situa. Il nodo dell’analisi è costituito non dall’assenza di Dio, bensì da un desiderio che non si trasforma automaticamente in appartenenza, non sfocia in un legame costante e significativo con la comunità dei credenti comunque intesa, ma resta situato sul piano affettivo, personale e privato.


La dimensione religiosa resta un fiume carsico, pronto a sfociare solo quando qualcosa o qualcuno la sollecita, prospettando proposte concrete di esistenza, rivelando una vera e propria compagnia, capace di costituire legame sociale. Ciò permette di capire perché sia stata la religiosità dei movimenti, cioè quella capace di tramutarsi in relazione significativa, in compagnia, ad avere successo ed a mantenere in piedi le reti associative anche nei periodi di secolarizzazione più profonda, rivelandosi capace di interpretare proprio una tale domanda.


Ma ciò permette di capire anche quanto, sotto la superficie di una società “senza Dio e senza profeti” - come ricordava Max Weber agli inizi del secolo breve - prosegua il fiume di una sensibilità religiosa latente, estesa e diffusa, in attesa di una risposta agli interrogativi di fondo della vita ed al desiderio che li alimenta. Tra lo scenario di una società dimentica di Dio ed una che ne coltiva la ricerca nel segreto della coscienza di ciascuno la differenza, evidentemente, è radicale. Ritorna così l’intuizione di Benedetto XVI secondo il quale è il quaerere Deum, la ricerca di Dio, e non la secolarizzazione a costituire la cifra della modernità contemporanea.


Si aprono così domande inedite su come si articoli un tale desiderio sommerso e da quali valori sia orientato. Occorre dirigersi verso la comprensione di una tale religiosità sommersa, delle speranze che si porta con sé, come dei limiti che la caratterizzano e la feriscono, limitandola al foro interiore delle coscienze dei singoli. Occorre chiedersi in che modo una tale prossimità all’annuncio di salvezza dialoghi con i luoghi religiosi, i tempi del sacro, le immagini e le rappresentazioni che lo illustrano. Così come occorre interrogarsi sulle domande che provengono dalla società laica post-secolare, i desideri ai quali si apre e dei quali è in ricerca. Da qui e non da altre parti conviene situarsi se si vuole interpretare il senso ultimo dell’epoca nella quale ci troviamo a vivere.

 



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COMMENTI
30/09/2010 - L'uomo moderno desidera Dio, ma non si vede (luisella martin)

L'autore dell'articolo si chiede come si articola e da quali valori é orientato il desiderio sommerso di Dio.Penso che Sant'Agostino abbia risposto molto bene a queste domande e non credo che il Dio di cui parlava fosse diverso da quello a cui tendono gli uomini di tutto il mondo, civili o selvaggi che siano. Personalmente credo che il desiderio di Dio "si veda", anche se effettivamente é impossibile rappresentarlo con una gaussiana. Si chiede ancora l'autore dell'articolo come "...una tale prossimità all'annuncio di salvezza dialoghi con i luoghi religiosi, i tempi (o templi?)del sacro" Io mi sento prossima all'annuncio di salvezza e posso assicurare che provo a dialogare con i luoghi religiosi (in senso figurato si intende!) e mi sento leggera come la mamma della lettrice che ha scritto il commento "le donne presenti..."

 
27/08/2010 - La donna presente desidera Dio e si vede. (claudia mazzola)

Non è il frequentare ma quello che fa un santuario: ieri al santuario di Caravaggio dopo la messa ed il rosario, la mia mamma che non è propriamente un fuscello mi dice: "mi sento leggera come una libellula", troppo bella!