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MEETING/ Hadjadj: Ecco perché il nostro "terribile" desiderio di felicità non è vano

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Affermare che le idee forti non hanno alcun potere su di noi, ecco qui un’idea, e una idea debole. L’uomo non è un animale governato dagli istinti. Ciò che per l’uomo gioca il ruolo dell’istinto è la sua ragione. Egli è cioè sempre orientato da idee, buone o cattive, idee di tutte le fattezze (e di tutte le contraffazioni). L’uomo inizia pertanto sempre con l’essere un ideologo (almeno dopo il peccato originale). Utilizza termini astratti. Ad esempio dice “va bene”. Così, in una conversazione qualsiasi. Ma “va bene” è qualcosa d’astratto ed enorme, è una questione immensa nella sua bocca e non se ne rende conto perché è un ideologo. Di fatto, dovrebbe uscire dall’ideologia ed andare verso la realtà, cioè domandarsi: cosa è veramente, realmente, “bene”? Si tratta semplicemente di prendere coscienza delle parole che sono già lì, sulla nostra lingua, tra le nostre parole più quotidiane e riscoprire il loro peso concreto.

 

Qual è questo peso?

 

Don Giussani amava ripetere queste parole del salmista: Sei tu, Signore, l’unico mio bene (Sal 16, 2). Questa è concretezza per quanto se ne dica! Ciò traccia un cammino, afferma concretamente in cosa consiste il mio bene, e mi conduce ad atti che impegnano la mia vita. Ma questa parola possiede anche qualcosa d’esorbitante. È la ragione per cui don Giussani aggiungeva: “Una frase così carica e così perentoria, così definitiva e totalizzante, chi la può ripetere?” (L’io rinasce in un incontro, p. 59).

 

E per quanto riguarda la sfera privata, che gode di un diritto assoluto?

 

Per quanto concerne le “convinzioni private”, si tratta di un’invenzione borghese: il piccolo possidente vuole affermare che possiede una proprietà che è proprio sua e che non appartiene a nessun altro. Ma, allo stesso tempo, finisce per rendersene conto: questa proprietà è morta se egli non ci accoglie nessuno. Ogni spazio privato si realizza solamente nell’ospitalità. E così diventa pubblico. Al contrario, prendete un giardino pubblico: esso assume tutto il suo valore quando, ad esempio, siete con una ragazza seduti su una panchina, o con un vecchio amico, in una conversazione intima. Ogni spazio pubblico si realizza solo nell’incontro tra persone. E così diventa privato. Riporto questi esempi per mostrare che la separazione pubblico/privato è una finzione molto artificiale. È letteralmente una mutilazione poiché tale finzione dichiara: ciò che avete nel vostro cuore non dovete gridarlo nelle piazze. Ma se non c’è più comunicazione tra il vostro cuore e le vostre parole, non siete più un uomo. Siete una carpa. Ed abboccate a tutti gli ami.

 

Lei ha scritto che la pretesa cristiana è di “prendere il potere sul tuo cuore, cioè conquistarti senza ledere né la tua intelligenza, né la tua volontà ma, al contrario, di rinforzarle”. Come possiamo vivere la “pretesa” totale della verità incontrata senza rinunciare a noi stessi?

 

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