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MERCATO/ Tre mosse per rendere l'economia più "umana"

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Per gentile concessione dell’autore, anticipiamo un capitolo dell’ultimo libro di David Schindler, Ordering Love, Eerdmans 2010, di prossima uscita il Italia. La prima, la seconda, la terza e la quarta parte sono già state pubblicate dal sussidiario.

 

Rimane una domanda finale: quale alternativa può essere proposta? In risposta a questa domanda offro tre brevi riflessioni: ciò che è richiesto in primo luogo da questa critica non è un nuovo sistema economico, ma una “nuova” antropologia. Questa antropologia richiede una trasformazione radicale (radicale: da radix, radice) dell’economia di mercato nella sua dominante versione liberale, ma soltanto come segno e espressione di una previa trasformazione di noi stessi nelle relazioni che più profondamente ci definiscono. Un cambiamento del sistema dell’economia di mercato che precedesse questa chiamata alla trasformazione interiore di sé, risulterebbe in ciò che sarebbe soltanto un'altra versione dell’homo oeconomicus, anche se vestito di un altro abito.

 

In secondo luogo, l’alternativa richiesta dalla mia critica non richiede innanzitutto un incremento dell’intervento del governo, per due ragioni: lo scopo del governo è il servizio al bene comune attraverso la promozione della solidarietà seguendo il principio della sussidiarietà: promozione, quindi, di una solidarietà che deve prima essere realizzata localmente. Di più, il governo non è affatto il primo luogo a cui rivolgersi per risolvere i problemi cha abbiamo identificato perché esso è quasi interamente gestito da tecnici. I governi contemporanei di stampo liberale e democratico, possono essere descritti come “tirannia di burocrati” (Solženicyn) guidati innanzitutto da avvocati, esperti accademici, e il resto del clero laico, e cioè da coloro che sono i meno capaci di riconoscere la mercificazione come una riduzione della realtà.

 

In terzo luogo, il punto della mia critica, in termini positivi, è che ognuno di noi dovrebbe cominciare semplicemente a riflettere sulla propria vita alla luce dei principi enunciati sopra. L’alternativa che propongo, in altri termini, non deve essere primariamente imposta attraverso il meccanismo di un nuovo sistema di governo, ma invece proposta attraverso la trasformazione interiore della nostra persona particolare. Tale trasformazione coinvolgerà la nostra partecipazione, in quanto cittadini, nella realizzazione di una più profonda comprensione del bene comune nell’ordine politico. Non abbiamo bisogno di fare un cambiamento ex abrupto della nostra professione, del nostro luogo di vita ecc.

 

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