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DIBATTITO/ L’economia continuerà a preferire il capitalismo al libero mercato?

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Desidero rammentare che il mercato (come luogo di incontro della domanda e dell’offerta dei beni) nasce prima dell’economia capitalistica; di conseguenza far coincidere quest’ultima economia con quella del libero mercato è una forzatura storica e logica.

 

L’economia capitalistica usa il mercato come strumento per perseguire i propri obiettivi e, per meglio realizzarli, ha modellato il mercato alla propria filosofia e al proprio postulato etico che è quello del tornaconto ottenibile tramite il massimo profitto possibile.

 

Il libero mercato, invece, è tale perché in esso ciascun attore possa ricercare, attraverso la trasparenza contrattuale, una “giusta” e reciproca soddisfazione per gli scambi messi in essere. Il libero mercato è tale perché le operazioni che in esso si attuano seguono il binario delle norme comportamentali che la tradizione ha messo in essere e/o che gli enti territoriali pubblici e privati hanno emanato nell’interesse generale e perché negli scambi si possa trovare reciproca ed equivalente soddisfazione.

 

Da quanto detto consegue che l’attributo “giusto” nel libero mercato si traduce nella cosiddetta giustizia commutativa per cui, nella contrapposizione degli interessi, bisogna riconoscere all’imprenditore industriale o commerciale sia un’adeguata ricompensa per i fattori produttivi posti in posizione di rischio (il lavoro proprio, le materie proprie conferite, il capitale proprio investito, ecc.) sia una ricompensa al cosiddetto rischio ontologico d’impresa.

 

Nel libero mercato un’operazione economica è giusta solo se è effettuata nel rispetto dell’equivalenza dei valori che si sono scambiati tra moneta e beni. Il valore “numerario” della moneta diviene così lo strumento misuratore della giustizia degli scambi. L’economia capitalista ha, invece, trasformato la moneta da strumento numerario-misuratore in un “bene per eccellenza”, in un “bene” che è insieme strumento e fine dell’operazione.

 

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COMMENTI
17/08/2010 - il signoraggio (giorgio cordiero)

Il proprietario della moneta all'atto dell'emissione non è lo stato che la batte, bensì la banca centrale che la emette. Per ogni cento euro emessi lo stato (tutti noi) paghiamo un costo di emissione che va oltre il semplice valore intrinseco del materiale e del lavoro di stampa. Questo fa si che da 300 anni a questa parte ogni volta che si emette moneta si crea debito. Si potrebbe ovviare a questo piccolo inconveniente stabilendo che la moneta sia proprietà dello stato fin dalla sua stampa e che le banche centrali, invece di avere una propria autonomia patrimoniale , vengano incorporate nelle istituzioni statali. L'unica costoituzione che prevede questa possibilità è quella americana. Articolo 1 "Il Congresso dovrebbe aver il potere di coniare il denaro e regolarne il relativo valore". Lincoln e kennedy attuarono questo articolo , ma si sa come finirono. A supporto di quantoi scritto da me (prima ed ora) leggo che SOROS oggi ha alleggerito l'equity dai suoi portafogli e, per la prima volta , ha aumentato l'oro presente nel suo patrimoni sopra al 50%. Che abbia gia letto? DDD

 
17/08/2010 - Edonismo/2 (giorgio cordiero)

Ma come si può "BRUCIARE" ciò che era stato creato dal nulla. Il denaro è una misura dello scambio, ma allora dovrebbe avere un valore reale, ma siccome il capitalismo ha conferito al denaro un valore assoluto , la finanza creativa lo fa apparire dal cilindro. Vero è che il mercato dovrebbe regolare se stesso...allora aspettiamoci tempi durissimi e senza denaro, oppure che tutti gli stati del mondo , nonchè gli stessi capitalisti tornino a ragionare sull'effettivo valore della moneta e sul rischio che questa possa non valere più nulla..per convenzione, visto che la moneta nasce come tale, potrebbe morire come tale. Il pericole è che quando la gente "comune" capirà che il denaro di oggi non è più quello di un tempo, magari non lo accetterà più. E' già successo (weimer). Mi piacerebbe che qualche economista mi dicesse quanto vale l'euro che mi trovo in tasca alla luce della marea di denaro "farlocco" creato dall'effetto leva. Penso che il mio povero euro potrebbe valere qualche centesimo in realtà. Lancio una proposta agli studiosi: Provate a tradurre in numeri il mio concetto, ma attenzione a non creare panico!!!

 
17/08/2010 - massimo edonistico individuale (giorgio cordiero)

Luigi LOdovico Pasinetti., docente di economia all'Unoiversità Cattolica del Sacro Cuore a proposito dell'economia come "scienza umana" scive: "l’economia è per certi aspetti teoria positiva, ma per altri aspetti essa copre componenti esplicitamente normative. Tende ad indicarci, o a cercare di definire, come i fenomeni studiati dovrebbero essere, e quindi a spronare lo stesso agire umano. Per questo Keynes la definiva «con forza una scienza morale". In queste poche righe trova fondamento il concetto sviluppato nell'articolo, che condivido in toto. Pantaleoni, prima e Gossen poi sviluppano il concetto del masssimo edonistico individuale che si può riassumere in modo semplicistico con "ottenere il massimo (profitto) con il minimo sforzo. Questa teoria trova il suo compimento, ma anche la sua esasperazione nel capitalismo (senza norme e senza regole) moderno. Il denaro (moneta) viene creato e distrutto dal nulla e dalla legge del più forte si passa a quella del più furbo. Quel ragazzino appena uscito dall'università che, al soldo dei poteri forti, ma in qualche caso anche in modo autonomo, riesce a fare soldi dal nulla, utilizzando la leva finanziaria degli strumenti derivati...UNA NUOVA FORMA DI INFLAZIONE. che i sacri testi dell'economia non considerano ancora e che gli istituti di statistica non filano di striscio. I commenti dei giornalisti di fronte a giornate di borsa "nere" sono sempre i medesimi: "Oggi BRUCIATI tot miliardi di capitalizzazione".