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DIBATTITO/ L’economia continuerà a preferire il capitalismo al libero mercato?

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La logica del massimo tornaconto dell’economia capitalistica viene così a sostanziarsi nella ricerca della massima quantità di moneta possibile ottenibile dallo scambio. La moneta in questa economia diviene il bene principale che motiva le operazioni in offerta e a cui tutto deve essere razionalmente asservito per la postulazione del massimo profitto. Il punto di vertice di questa posizione l’abbiamo nei mercati finanziari ove la moneta è chiamata solo a produrre altra moneta e dove la speculazione (la legge del più forte o del più furbo) sostituisce in toto la legge della giustizia commutativa.

 

Nell’economia capitalistica il massimo tornaconto si sostanzia nell’incremento di moneta o di beni che si sono scambiati. Questo accade perché l’obiettivo non è più la giusta contrapposizione fra equivalenti da ricercarsi nel mercato, ma “esasperando” il concetto di rischio ontologico di impresa la pretesa remunerativa dell’imprenditore non si ferma nell’ottenimento di una giusta remunerazione dei fattori produttivi posti sub rischio, ma, facendo leva sul tornaconto dell’imprenditore, non pone limiti e sostiene la liceità della ricerca del massimo profitto possibile. In questa maniera si introduce nel mercato una nuova legge, che è quella del più forte. Nell’economia capitalistica il principio etico, quindi, non è più quello di postulare la “giusta equivalenza” negli scambi, ma quello di trarre dagli scambi il massimo profitto possibile.

 

Da quanto argomentato se ne trae la conseguenza che il mercato è un’istituzione che è possibile adattare a diversi e anche tra loro contrapposti obiettivi; oserei affermare che il mercato di per sé non esiste, ma è (o diviene) quello che la volontà dominante assoggetta a un principio etico: nell’economia del libero mercato il principio è quello dell’equivalenza dei valori scambiati; nell’economia capitalistica è quello del massimo profitto ottenibile.

 

Per giustificare il suo obiettivo etico il capitalismo ha dovuto assumere l’assunto teorico che quando l’individuo opera nel mercato, porta razionalmente in esso tutta la sua carica egoistica ed è esclusivamente motivato dalla ricerca del suo massimo tornaconto; ogni altra motivazione sarebbe di per se stessa non razionale.

 

Al servizio di questa teoria gli economisti sostenitori hanno costruito un modello umano che è quello dell’homo oeconomicus tutto ricompreso nella sua astratta razionalità ove la ragione (il perché e l’opportunità delle cose), lo sguardo alla realtà (il riconoscersi a sua volta dipendente dalla reciprocità dei rapporti sociali), il “cuore”, gli accadimenti che si dipanano durante la vita, il modo di concepire la proprietà (non come possesso che si trasforma in possessione, ma come qualcosa che è data perché la si utilizzi anche a favore degli altri) sono completamente assenti, anzi non esistono, perché, se dovessero essere presi in considerazione, il modello di questa economia manifesterebbe tutta la debolezza logica e paleserebbe che la sua ragione d’essere non è quella di favorire l’uomo reale, ma quella del perseguimento del potere (economico e non), tramite l’accumulo del denaro e la costruzione di tutte quelle consorterie che hanno posto Mammona (il dio denaro) al disopra di ogni principio. In questa economia si ha il primato del capitale sul lavoro. Ovvero il fattore lavoro è eticamente subordinato al capitale e da questo deve dipendere.

 

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COMMENTI
17/08/2010 - il signoraggio (giorgio cordiero)

Il proprietario della moneta all'atto dell'emissione non è lo stato che la batte, bensì la banca centrale che la emette. Per ogni cento euro emessi lo stato (tutti noi) paghiamo un costo di emissione che va oltre il semplice valore intrinseco del materiale e del lavoro di stampa. Questo fa si che da 300 anni a questa parte ogni volta che si emette moneta si crea debito. Si potrebbe ovviare a questo piccolo inconveniente stabilendo che la moneta sia proprietà dello stato fin dalla sua stampa e che le banche centrali, invece di avere una propria autonomia patrimoniale , vengano incorporate nelle istituzioni statali. L'unica costoituzione che prevede questa possibilità è quella americana. Articolo 1 "Il Congresso dovrebbe aver il potere di coniare il denaro e regolarne il relativo valore". Lincoln e kennedy attuarono questo articolo , ma si sa come finirono. A supporto di quantoi scritto da me (prima ed ora) leggo che SOROS oggi ha alleggerito l'equity dai suoi portafogli e, per la prima volta , ha aumentato l'oro presente nel suo patrimoni sopra al 50%. Che abbia gia letto? DDD

 
17/08/2010 - Edonismo/2 (giorgio cordiero)

Ma come si può "BRUCIARE" ciò che era stato creato dal nulla. Il denaro è una misura dello scambio, ma allora dovrebbe avere un valore reale, ma siccome il capitalismo ha conferito al denaro un valore assoluto , la finanza creativa lo fa apparire dal cilindro. Vero è che il mercato dovrebbe regolare se stesso...allora aspettiamoci tempi durissimi e senza denaro, oppure che tutti gli stati del mondo , nonchè gli stessi capitalisti tornino a ragionare sull'effettivo valore della moneta e sul rischio che questa possa non valere più nulla..per convenzione, visto che la moneta nasce come tale, potrebbe morire come tale. Il pericole è che quando la gente "comune" capirà che il denaro di oggi non è più quello di un tempo, magari non lo accetterà più. E' già successo (weimer). Mi piacerebbe che qualche economista mi dicesse quanto vale l'euro che mi trovo in tasca alla luce della marea di denaro "farlocco" creato dall'effetto leva. Penso che il mio povero euro potrebbe valere qualche centesimo in realtà. Lancio una proposta agli studiosi: Provate a tradurre in numeri il mio concetto, ma attenzione a non creare panico!!!

 
17/08/2010 - massimo edonistico individuale (giorgio cordiero)

Luigi LOdovico Pasinetti., docente di economia all'Unoiversità Cattolica del Sacro Cuore a proposito dell'economia come "scienza umana" scive: "l’economia è per certi aspetti teoria positiva, ma per altri aspetti essa copre componenti esplicitamente normative. Tende ad indicarci, o a cercare di definire, come i fenomeni studiati dovrebbero essere, e quindi a spronare lo stesso agire umano. Per questo Keynes la definiva «con forza una scienza morale". In queste poche righe trova fondamento il concetto sviluppato nell'articolo, che condivido in toto. Pantaleoni, prima e Gossen poi sviluppano il concetto del masssimo edonistico individuale che si può riassumere in modo semplicistico con "ottenere il massimo (profitto) con il minimo sforzo. Questa teoria trova il suo compimento, ma anche la sua esasperazione nel capitalismo (senza norme e senza regole) moderno. Il denaro (moneta) viene creato e distrutto dal nulla e dalla legge del più forte si passa a quella del più furbo. Quel ragazzino appena uscito dall'università che, al soldo dei poteri forti, ma in qualche caso anche in modo autonomo, riesce a fare soldi dal nulla, utilizzando la leva finanziaria degli strumenti derivati...UNA NUOVA FORMA DI INFLAZIONE. che i sacri testi dell'economia non considerano ancora e che gli istituti di statistica non filano di striscio. I commenti dei giornalisti di fronte a giornate di borsa "nere" sono sempre i medesimi: "Oggi BRUCIATI tot miliardi di capitalizzazione".