BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LA STORIA/ Walter Tobagi credente: quella verità che ci libera gli occhi

Pubblicazione:

Walter Tobagi  Walter Tobagi

 

Non solo: proprio quelle cronache che sono attuali da duemila anni suggerivano un’altra divisa professionale. Gli apostoli non ci fanno umanamente una gran figura: non capiscono, si addormentano e scappano; e perfino Pietro, che pure era già il capo della Chiesa, non nasconde di aver rinnegato il maestro tre volte prima che il gallo cantasse. E allora la lezione che ne veniva era quella di non edulcorare, di non occultare, di non subordinare la narrazione ad occhiali o pregiudizi ideologici o compiacenti. Piuttosto esprimere fino in fondo una dote indispensabile da coltivare con rigore. Quella cioè dello “stupore”, ovvero la libertà interiore di lasciarsi sorprendere dalla realtà che si veniva ad incontrare, di raccontarla tutta, per scomoda, “dispettosa” disordinata che fosse, cercando di restituirle, attraverso l’indagine e lo scavo, forma e ordine, gerarchia e significato più autentico e profondo.

 

Uno “stupore” certo, ma del tutto privo di ingenuità: semmai con il disincanto di chi aveva letto e meditato (ci era capitato di farlo insieme) le opere di Seneca e di Procopio di Cesarea sulla corruzione del potere e l’uso strumentale degli estremisti nelle corti degli imperi romano e bizantino. E tuttavia l’esercizio sorvegliato e intelligente dello “stupore” era la via per fornire al lettore e al cittadino il servizio democratico e a tutto campo dell’informazione, così che ciascuno potesse formarsi in completezza il proprio libero convincimento. E in questo percorso il giornalista andava naturalmente tutelato nella sua autentica autonomia e indipendenza. Un bisogno di civiltà che sentivano anche altri: e in questa prospettiva ci furono i ripetuti incontri con il giudice Emilio Alessandrini (che cadrà anch’egli vittima dei terroristi rossi) nella convinzione comune che era indispensabile per il tessuto democratico salvaguardare autonomia e indipendenza, non tanto delle categorie quanto del singolo operatore, che, nel suo rigore professionale e nella solitudine della sua coscienza, poteva così offrire a una società complessa e moderna il libero e cruciale servizio vuoi della giustizia e vuoi dell’informazione.

 

Di qui l’impegno innovativo nel sindacato, un impegno teso a contrastare il comodo conformismo e a diffondere segni di lavoro per un cambiamento positivo, graduale e partecipato. Un cambiamento nel quale Tobagi collocava una robusta e intelligente dose di speranza testarda, davvero cristiana. La spes contra spem diventava allora la molla segreta che presiedeva ad un impegno multiforme e spesso affannoso nel quale spendeva tutti i suoi talenti verso l’edificazione di una società migliore, come confesserà nelle lettere ai familiari. E quando il quadro sociale, la scia sanguinosa di una violenza diffusa che appariva inestirpabile, provocavano un senso di generale e rassegnato sconforto, Walter ricorreva ad un’esperienza storica che molto lo aveva colpito (mi scuserete qui la testimonianza davvero personale). Erano le parole di Ludovico Montini, il fratello di Paolo VI, che a me, un tempo giovane ricercatore di storia, aveva aperto la sua casa, le sue carte e la sua memoria.

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’articolo

 

 

 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >