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LA STORIA/ Walter Tobagi credente: quella verità che ci libera gli occhi

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Walter Tobagi  Walter Tobagi

Spiegava Ludovico Montini le loro sofferenze sotto il fascismo: “Eravamo più che convinti che non avremmo più rivisto la libertà perduta. E che la libertà sarebbe stata un dono solo per i nostri figli o per i nostri nipoti. Eppure non importava, bisognava comunque prepararsi lo stesso, formando i giovani sui valori cristiani e liberali, vaccinandoli contro la retorica pagana del regime, tenendo vivo quel tessuto di comunicazione e di cultura che era il nostro vero patrimonio... Poi la Provvidenza aveva deciso diversamente e, riconquistata la libertà, noi eravamo pronti...”.

 

Racconterà anni dopo a chi vi parla Giovanni Bazoli che il vecchio patriarca Ludovico Montini si era “battuto come un leone” tra gli azionisti per offrire la direzione del Giornale di Brescia proprio al giovanissimo Walter Tobagi, “dimostrando - commentava Bazoli  - una lungimiranza e una levatura intellettuale che noi allora non avevamo capito...”

 

Concludo con un ultimo aspetto, profondamente cristiano, di Walter che appariva già ostico a chi gli era vicino e spesso del tutto incomprensibile per molti: ovvero quel suo innocente abbandonarsi fiducioso al mistero della Provvidenza. Sentiva comunque che era breve il tempo che gli era stato dato e, pur nelle sue umanissime paure e nella lucida consapevolezza del rischio, assicurava l’intenzione di non abdicare, di non sottrarsi alla responsabilità civile alla quale il suo lavoro e il suo impegno l’avevano portato. “Non mi perdoneranno - confessava nelle ultime settimane - di aver rotto il conformismo e l’unanimismo. Sia nelle analisi sulla galassia terroristica, che cerco di capire e di penetrare invece di limitarmi come troppi a maledire e a esecrare; e sia nel sindacato che ha anche bisogno di rotture democratiche per crescere e per svolgere davvero il suo ruolo civile. E io ho il torto di aver sollevato un velo e trovando il libero consenso di moltissimi colleghi, di aver dimostrato che un’alternativa è possibile. E per questo pago anche il prezzo di una ingiusta campagna di denigrazione...”. “Ma Walter, così isolato, così esposto, non ti senti abbandonato?” “No, Giuseppe, non mi sento solo: mi sento comunque nelle mani di Dio”.

 

 Giuseppe Baiocchi

 

 



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