BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IDEE/ L'uomo moderno, come l'antico, attende ancora un "dio ignoto"?

Pubblicazione:

atene_partenoneR375.jpg

L’esperienza greca classica è intrisa di pessimismo. L’uomo è un essere effimero, e una delle parole che lo designano è brotós, mortale. La vita è breve, e i momenti in cui l’uomo può essere felice sono pochi e limitati: vi è una sproporzione tra il bene e il male nella vita dell’uomo: «Tutta piena di dolori è la vita dell’uomo, e non vi è alcuna requie agli affanni», affermava mestamente il poeta tragico Euripide (Ippolito vv. 189-190). E ancora: «Essere morti è meglio che vivere … Non vi è un solo uomo a cui Zeus non assegni dolore su dolore», dice un lirico greco, Mimnermo (framm. 2), ricordando che le generazioni umane sono come le foglie, che si susseguono una dietro l’altra, in un attimo di tempo. Ma ogni momento di godimento è offuscato dalla sensazione sempre incombente di una precarietà, di un declinare: «Beviamo, perché dovremmo aspettare fino alla sera? Lungo come un dito è il giorno», esorta un lirico greco, Alceo (framm. 346).

 

Il poeta tragico Sofocle dà la seguente definizione dell’uomo: «Io vedo che noi non siamo altro che forme, noi tutti che viviamo, nient’altro che vuota ombra» (Aiace v. 125). Anche negli autori dell’Antico Testamento troviamo definizioni altrettanto pessimiste dell’uomo e della vita umana. Il salmista dà una definizione non dissimile dell’uomo (Ps. 39 [38] 6-7, 12): « Ecco: in pochi palmi hai fissato i miei giorni, e la durata della mia vita è come un nulla davanti a te. Oh sì, come un soffio è ogni essere umano! Oh sì, qual ombra che svanisce è ogni mortale! (…) Oh sì, un soffio è ogni essere umano!».

 

Ma vi è una differenza essenziale tra l’uomo greco e l’uomo della Bibbia. L’uomo della Bibbia ha accanto a sé un Signore che ha stretto un’alleanza col popolo a cui appartiene e, sia pure in modo misterioso, in una storia non lineare, costellata di tradimenti e punizioni, è disponibile ad aiutarlo. Per l’uomo della Bibbia la volontà di Dio ha con sé tutti gli attributi positivi che l’esperienza umana può immaginare: è verità, bontà, misericordia, e soprattutto ha dato all’uomo una promessa e impegno definitivo di alleanza e di compagnia.

 

Per contro gli dèi dell’uomo greco hanno dei limiti, e sono sottoposti essi stessi, misteriosamente, a una legge che li trascende. L’uomo greco percepisce che esiste una legge eterna superiore agli stessi dèi. Zeus ha presso di sé, o forse al di sopra di sé, la Verità e la Legge, la applica e la attua nel mondo, ma non si identifica con essa.Come dice sinteticamente Euripide nella tragedia Ecuba, la legge è superiore non solo agli uomini, ma anche agli dèi: «Il potere l’hanno gli dèi e la legge, che è superiore a loro: in grazia della legge infatti noi onoriamo gli dèi» (vv. 801-2).

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’articolo

 

 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >