BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IDEE/ L'uomo moderno, come l'antico, attende ancora un "dio ignoto"?

Pubblicazione:

atene_partenoneR375.jpg

Dunque, se desiderio significa percezione di una insaziabile finitezza, solo da un’iniziativa esterna all’uomo potrebbe arrivare una risposta alle domande che l’uomo si pone. Platone esprime questo stesso concetto in maniera più consapevole, quando, nel Fedone (85 c), Simmia ribatte gli argomenti di Socrate con queste parole: «Mi sembra, Socrate, e forse sarai anche tu del mio parere, che essere così sicuri su certe questioni, sia una cosa impossibile o, per lo meno, molto difficile, almeno in questa vita; d'altronde, io penso che il non esaminare da un punto di vista critico le cose che si son dette, il lasciar perdere il problema, prima di averlo indagato sotto ogni aspetto, sia proprio dell'uomo dappoco; quindi, in casi simili, non c’è altro da fare: o imparare da altri come stanno le cose, o trovare da sé, oppure, se questo è impossibile, accettare l’opinione degli uomini, la migliore s’intende, e la meno confutabile e con essa, come su di una zattera, varcare a proprio rischio il gran mare dell’esistenza, a meno che uno non abbia la possibilità di far la traversata con più sicurezza e con minor rischio su una barca più solida, cioè con l’aiuto di una rivelazione divina».

 

Ma la speranza che questo desiderio si possa compiere è molto lontana. L’idea che Dio stesso possa scendere sulla terra e accompagnare gli uomini nel loro cammino è estranea al pensiero degli antichi. Il salmista può dire nella sua preghiera: «Dio degli eserciti, ritorna, guarda dal cielo e vedi, visita questa vigna» (Ps. 80, 15), ma per l’uomo greco c’è ben poca speranza che Dio possa scendere a visitare la nostra vigna. Certo, ci sono momenti in cui sembra che la distanza fra terra e cielo diminuisca: la sacerdotessa di Apollo a Delfi è preda del dio, che la fa vaticinare, vi sono racconti di uomini che pensano di avere intravisto qualcosa della realtà celeste, ma sono momenti che passano senza lasciare traccia o ricordo in chi li ha vissuti. L’uomo pagano non può pensare di abbassare il cielo fino alla terra come ha fatto il Cristianesimo. Anzi, varie scuole filosofiche che avevano confuso la felicità con l’imperturbabilità (uno è felice in quanto non si fa sconvolgere dal dolore presente nel mondo), avevano anche concluso che il dio non poteva farsi turbare dalle vicende tristi e meschine della vita umana, e quindi non poteva coinvolgersi e intromettersi nella vita degli uomini: col procedere del tempo gli dèi sono sempre più lontani dall’uomo e sempre più viene affermata la loro assoluta impossibilità di mischiarsi con le vicende umane.

 

La speranza che il dio si riveli è talmente lontana da un’esperienza che fa della ragione il suo perno essenziale, che quando Paolo annuncerà agli ateniesi che il dio ignoto si è fatto carne (At. 17), questi per la maggior parte ridono di lui, e solo pochi aderiscono alle sue parole. Il desiderio degli antichi non solo ha poche speranze di trovare il suo compimento, ma non è neppure totalmente disponibile ad accogliere chi questo compimento può donarglielo.

 

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.