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LA STORIA/ Marina Corradi: vi racconto quella ferita "carnale" che mi ha riaperto gli occhi

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È lo sguardo di una che ieri sera è andata a dormire tranquilla come ogni altra sera; e poi, che cosa è stato? Un sussulto del cuore, come si fosse inceppato d’improvviso, o il respiro che manca mentre i polmoni si affannano inutilmente ad allargarsi? La vecchia sulla barella ha l’aspetto di una sfollata, di una che un terremoto abbia buttato fuori di casa nella notte; incredula ancora di quello sfratto dalla proprie abituali care cose, e con negli occhi un filo sottile di educata ma spaventosa inquietudine.

Lo sguardo della sconosciuta ti resta addosso – saremo tutti, pensi, un mattino come lei, nel cuore della notte presi e ribaltati, le nostre certezze dissolte. Allora quando dopo poco incontri il medico che aspettavi ti lasci sfuggire ciò che davvero hai in mente: «Vedi – gli dici – è che non tollero più di vedere il dolore». Lui, che ha una certa età e i capelli grigi, annuisce – conosce bene il problema. Tace un momento, poi – come continuando un discorso fra voi già cominciato, anche se vi conoscete appena – risponde: «Ma, sai, io penso spesso al san Tommaso di Caravaggio, quello che mette le dita nelle piaghe del costato di Cristo, e solo allora crede. Dopo una vita da medico sono arrivato a chiedermi se non è proprio il vedere e toccare la ferita – quella degli uomini, che è quella di Cristo – ciò che ci apre gli occhi; se non è proprio attraverso il dolore che finalmente riconosciamo Cristo fra noi».

Ora stai zitta. A quella valenza delle dita di Tommaso dentro la piaga non avevi pensato mai. E ti sembra bello adesso questo ospedale dove un medico guarda così agli uomini e al loro male. Lo sguardo sbalordito della donna sulla barella, i suoi lunghi capelli grigi scomposti, come una nostra comune ferita di cui taciamo sempre; fino a quando, dopo tutta una vita, una mattina il nostro sguardo si fa pura, inerme domanda.
 



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COMMENTI
16/09/2010 - vero, ma (Antonio Servadio)

vero, ma quanti altri mettono dita e mani nelle piaghe fisiche e morali altrui pensando che siamo solo pezzi di carne ?

 
16/09/2010 - La carne te la senti addosso. (claudia mazzola)

Prima alle 15,00 vedo la mia vicina d'ufficio, capelli bianchi alla maschietto, la saluto e mi dice:"non dormo la notte e mi porto tutti i miei 85 anni sulle spalle, che fatica però!" C'è anche qui una ferita, domanda d'amore, solo che lei non Lo ha ancora riconosciuto.