BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

STORIA/ Solidarnosc, una "risposta" di Dio ad Auschwitz?

Pubblicazione:

auschwitz_ingressoR375.jpg

Il papa polacco, Solidarnosc e l’impulso di coscienza della dignità dell’uomo, insieme all’anelito alla libertà e all’indipendenza che negli anni ’80 del secolo scorso hanno percorso tutta l’Europa dell’Est fino a cambiarne i connotati geografici e politici - dopo il crollo del muro di Berlino e il disfacimento del comunismo sovietico - sono stati la risposta di Dio e degli uomini a quella “valle oscura” che l’umanità ha attraversato ad Auschwitz, a Birkenau e in tutto il sistema dei lager nazisti. A questa conclusione, per me finalmente pacificante - proprio mentre ricordiamo in questi giorni il riconoscimento pubblico di quel grande movimento di libertà, oltre che sindacato dei lavoratori, che fu Solidarnosc (il 22 settembre 1980) e da cui è rinata l’Europa -  sono arrivato quest’estate dopo una commovente e sconvolgente visita al campo di concentramento di Oswiecim, originario e attuale nome polacco dei lager di Auschwitz e Birkenau, singolare patrimonio universale del male che può compiere l’uomo.

 

In altre parole, ciò che mi si è palesato con evidenza è che se la Polonia ha ospitato nei primi anni ’40 del ’900 il “luogo dell’orrore”, dove si è determinato un “accumulo di crimini contro Dio e contro l’uomo che non ha confronti nella storia”, luogo che ha fatto gridare al papa tedesco, a Benedetto XVI, il 28 maggio del 2006 proprio ad Auschwitz “Perché Signore hai taciuto? Perché hai potuto tollerare tutto questo?”, in quella  stessa Polonia, ricaduta nel baratro, nel Dopoguerra, a causa della dittatura comunista, la coscienza e la libertà - quarant’anni dopo - hanno avuto la meglio, preannunciando i grandi sommovimenti dell’’89.

 

Papa Ratzinger ad Auschwitz aveva detto che “noi non possiamo scrutare il segreto di Dio”: certo è, però, che guardando oggi quella storia non si può che ritenere plausibile che Dio, alla fine, non abbia taciuto, ma che, anzi, abbia risposto (sebbene con ritardo rispetto al nostro metro e alle nostre misure umane) al grido e al martirio dell’umanità consumati in quella landa di terra polacca. In che modo? Suscitando, prima, un papa come Karol Wojtyla la cui visita in Polonia del 1979 fu decisiva nel dare coraggio al popolo, il quale, poi, l’anno dopo, sostenne quella rivoluzione pacifica che era cominciata con gli scioperi nei cantieri di Danzica, a Stettino, nelle acciaierie di Nowa Huta a Cracovia, come ha documentato la bellissima mostra su Solidarnosc di quest’anno al Meeting di Rimini.

 

Si può leggere, insomma, un disegno redentivo, che nasce però da uno sgomento, quello stesso che lo scorso agosto io, mia moglie e i miei amici abbiamo provato calpestando la terra e visitando i luoghi dove è stato sterminato quasi un milione di persone.

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’articolo

 

 



  PAG. SUCC. >