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LA STORIA/ Ora Pikolo potrà finalmente rivedere Dante e Primo Levi

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Jean Samuel aveva incontrato Levi sull’orlo di un baratro in cui purtroppo caddero quasi tutti i prigionieri del lager. E subito la loro amicizia ebbe il connotato di questa lucidissima e disperata urgenza di parlare delle cose importanti della vita. Delle cose ultime. Del perché siamo uomini e di che cosa significhi accettare la sfida del vivere.

 

Mi è capitato di far intervistare Jean Samuel qualche anno fa per un’edizione di Terra!, condotto da Toni Capuozzo, a 60 anni dalla liberazione di Auschwitz. Il Pikolo mi colpì in quell’occasione per i suoi occhi azzurri intensi e per quello che disse sulla voglia di vivere di Primo. Non accettava l’idea del suo suicidio, lo spiegava solo come l’esito di una malattia curata male, la depressione.


Ricordava invece la grande voglia di capire di Levi, la sua delicata volontà di amare questo mondo. Forse è per questo che si è poi deciso a pubblicare il loro carteggio, prima di andarsene. Di quella luminosa mattina di Auschwitz, in barba ai Kapò e alle SS, Samuel aveva una memoria diversa da quella di Levi, nel senso che non si ricordava Dante in quell’occasione, ma spiegava che per loro i versi dell’Ulisse dantesco erano stati “l’estrema protesta del concentrazionario”. Protesta poetica ed inerme che però ha attraversato il secolo, segno perenne dell’irriducibilità dell’umano.


Addio Pikolo, che tu possa discorrere ora con l’amico Primo nella luce di un al di là che Dante aveva raccontato ad entrambi e che la Misericordia di Dio vi ha preparato. Prosegui all’infinito quella passeggiata mattutina. Le parole che allora vi diceste erano e restano parole vere. In qualche modo le ritroverai.



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COMMENTI
23/09/2010 - grazie (laura cioni)

per questa pagina così dolorosa e serena. lc