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STORIA/ La Germania salda i debiti di guerra. Perché a Versailles nessuno ascoltò Keynes?

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A livello economico quest'ultima tranche di compensazione rappresenta una goccia, forse meno, nell'oceano. Ma politicamente rischia di trasformarsi in una montagna. La Germania, parafrasando Keynes, ora è in grado di finanziare le proprie politiche, giuste o sbagliate. Ed è stanca di pagare compensazioni per quella guerra permanente chiamata Ue.

IL PARERE DELLO STORICO - «Il pagamento dei debiti della Prima guerra mondiale, anche a distanza di 92 anni, sono un fatto dovuto» rimarca Luigi Bruti Liberati, professore di Storia contemporanea dell’Università degli studi di Milano. «La Germania ha creato diversi problemi all’Europa nel corso del Novecento. Quella del ’14-‘18 in particolare è stata una guerra preventiva portata avanti dalla Germania senza essere stata attaccata da nessuno. E la Germania, all’epoca lo Stato militarmente più forte del mondo, ne porta quindi la responsabilità morale».

Come aggiunge però Bruti Liberati, «ora occorre stendere un velo pietoso e dimenticare quanto si è verificato in Europa nel ’14-18. Quello che invece non va dimenticato è che la Germania non ha mai pagato un euro come risarcimento per la Seconda guerra mondiale. Non ha versato nulla all’Italia, nonostante gli eccidi perpetrati nel nostro Paese dopo l’8 settembre 1943. Né tantomeno ha pagato qualcosa alla Russia, invasa dall’esercito di Hitler».



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COMMENTI
01/10/2010 - Non è ancora finita, per i tre reduci (Sergio Palazzi)

Penso che la notizia della chiusura di questa partita lascerà sorprese molte persone, tra i non strettamente addetti ai lavori: io che certo non sono un professionista, ma almeno credo di essere una persona vagamente informata, non lo sapevo affatto. La facile battuta potrebbe essere: quella era l'unica volta che si doveva ascoltare Keynes e non lo fecero, in seguito si sarebbe dovuto ignorarlo ed invece le sue idee continuano a fare danni da un secolo, dopo aver creato gli stati-piovra che ormai sono il modello unico a livello globale. Anche "La via della schiavitù" di Von Hayek era stato scritto sotto le macerie della guerra per mettere in guardia dai pericoli incombenti, ma poi è stato totalmente ignorato... Ma, tornando alla riflessione personale, una volta di più mi spaventa la sproporzione tra ciò che si dovrebbe sapere per capire il nostro mondo (e che credo sfugga anche a persone di cultura ben superiore alla mia) e la trascuratezza con cui nella scuola si considerano le basi del sapere, la piattaforma comune di fatti e valori su cui si dovrebbe costruire i pilastri della famosa "cittadinanza" di europei, di italiani, di occidentali: siano esse basi di storia o di chimica, di musica o di matematica. Un'ultima annotazione: sono ancora vive tre persone, Frank, Florence e Claude, che quella guerra la combatterono sul fronte. Come per l'ultimo testimone narrato da Borges, finchè i loro sguardi non si spegneranno, non potremo dire che la Grande Guerra sia davvero finita.