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IN MOSTRA/ Così don Bosco rispose all'emergenza educativa del suo tempo

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UN’ESPERIENZA PER I VISITATORI - La prospettiva della mostra si situa non a caso «nell’apertura del decennio dedicato dalla Cei all’educazione, mettendo in evidenza un patrimonio che è un bene non solo dei Salesiani ma della Chiesa tutta e che è stato dimenticato o banalizzato in luoghi comuni, facendo conoscere oggi l’attualità del Sistema Preventivo. Ci inseriamo in quel rispetto per la Chiesa e per il Papa che don Bosco ha sempre avuto».

Quattro, come ricorda don Cesari, gli ambienti in cui si suddivide l’esposizione: «Casa, cortile, scuola e parrocchia, che sono presenti in ogni opera salesiana. La pedagogia di don Bosco è in primo luogo esperienza vissuta e abbiamo, quindi, cercato di far fare esperienza ai visitatori del modo in cui egli rispose all’emergenza educativa del suo tempo. L’idea di fondo è che egli non abbia inventato nulla, ma che abbia vissuto con una nuova pienezza gli elementi della relazione pedagogica».


«LASCIATO UN SEGNO FORTE» - Anche la scelta di coinvolgere così tanti ragazzi nasce dal fatto «che certamente don Bosco avrebbe fatto così: non si può pensare a lui senza pensare ai suoi giovani, non solo come destinatari dell’azione educativa ma come corresponsabili della stessa. Così è nata la congregazione salesiana. Il lavoro fatto in un gruppo grande è stato forse più lento, ma a posteriori ciascuno può riconoscere nelle scelte fatte la propria presenza. Questa è anche la forza della dinamica relazionale, che non vuole subito tirare le somme ma che ragiona sul lungo termine. Certamente questa esperienza lascerà un segno forte in chi si è lasciato coinvolgere».

I ragazzi sono stati coinvolti anche nella spiegazione della mostra. E quella che hanno vissuto nella settimana del Meeting, conclude don Cesari, è stata «un’esperienza molto forte dal punto di vista spirituale, che si traduce anche in una testimonianza attiva. Anche i visitatori che ascolteranno la mostra non si sono trovati come a lezione, ma piuttosto coinvolti in una relazione, come avviene nell’educazione. In fondo sono loro il vero contenuto della mostra».
 

(Pietro Vernizzi)



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COMMENTI
06/09/2010 - quello che mi ha colpito (PAOLA CORRADI)

Mi ha colpito il contratto che Don Bosco ha predisposto per il lavoro minorile, l'ho letto dopo a casa con calma. Oltre ad essere un regolamento per l'apprendista era un modus operandi anche per il datore di lavoro, che doveva insegnare oltre all'arte vera e propria anche il modo corretto di rapportarsi al lavoro come metodo educativo. Questo metodo ha fatto grande l'Italia, questo è il segreto delle nostre PMI, non la logica dell'evasione fiscale tanto di moda nel NE.