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IN MOSTRA/ Cercare i segni di Manzoni anche dopo Manzoni: con gli occhi di Testori

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Filatrice e contadino con gerla, dipinto di Giacomo Ceruti  Filatrice e contadino con gerla, dipinto di Giacomo Ceruti

Manzoni letto, anzi visto, con gli occhi di Giovanni Testori. È questo il tema di una mostra aperta a Lecco nella Villa del Caleotto, cioè in quella che fu la casa del grande scrittore sino ai suoi 20 anni. Una mostra dal percorso sorprendente, che sembra quasi seguire una regia teatrale, e che forse proprio per questo sta conoscendo un successo di pubblico aldilà delle aspettative. La Villa del Caleotto è quella dove la famiglia Manzoni si era insediata sin dalla metà del ’600. Qui era nato Pietro, il padre di Alessandro.

Qui si era sposato con Giulia Beccaria, che poi lo aveva lasciato per volare dall’amore vero della vita, Carlo Imbonati. E qui Alessandro aveva vissuto una giovinezza di continui contrasti con l’autorità paterna. Ma qui, dalla sua camera che da una parte si affacciava sulle montagne, San Martino e Resegone in particolare, e dall’altra vedeva l’Adda uscire dal lago, Manzoni incamerò le immagini e il mood che avrebbe poi messo molti anni più tardi nel suo grande romanzo. La mostra prosegue in questo scavo dentro le radici dei Promessi Sposi.

Infatti Giovanni Testori, studiando l’arte lombarda del ’600-’700 si era accorto di imbattersi in volti in cui aveva riconosciuto una prefigurazione dei protagonisti dei Promessi Sposi. Un’intuizione giustissima come si può riscontrare passando davanti a una decina di capolavori, da Ceruti a Fra’ Galgario, da Tanzio a Ceresa. Ogni ritratto è affiancato da una didascalia tratta da una pagina dei Promessi Sposi e da una citazione testoriana: la corrispondenza tra le parole e l’immagine ogni volta appare sorprendente.



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