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STORIA/ Ecco perché Marchionne, e non Berlusconi, farà il funerale a Bersani &C.

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1983: Diego Novelli, Fausto Bertinotti, Luciano Lama (Imagoeconomica)  1983: Diego Novelli, Fausto Bertinotti, Luciano Lama (Imagoeconomica)

Per questa ragione con eguale asprezza il movimento comunista combatte il capitalismo e il riformismo, cioè l’idea, cara ai socialisti, che nel sistema di fabbrica, nello stato, nella comunità si  potessero operare dei cambiamenti anche radicali servendosi degli strumenti della democrazia liberale (il suffragio universale, il parlamento, la divisione dei poteri, ecc.). In generale ai riformisti come Filippo Turati e ai socialisti liberali come i fratelli Rosselli, Salvemini, Mondolfo ecc. la legittimazione del conflitto sociale è apparsa non come una finta o un pretesto, ma come un aspetto permanente del funzionamento della democrazia nei luoghi di lavoro come negli apparati statali, nella scuola e nello stesso esercito.
La democrazia come il socialismo doveva alimentarsi dei contrasti, delle differenze, delle identità contrapposte come una forza fisiologica del sistema per superarle, sapendo che si sarebbero ripro-dotte e sarebbe stato necessario trovare altri meccanismi (con l’aiuto della scienza e della tecnica, l’estensione dell’educazione, cioè la presenza pervasiva della scuola e dell’istruzione) per spostare o-gni volta in avanti l’equilibrio del sistema economico, politico, sociale ecc.

In sintesi, i socialisti non rivoluzionari, cioè i socialdemocratici, hanno sempre pensato che il capitalismo e lo Stato potessero essere modificati, cambiati, cioè riformati, senza rovesciarli con la lotta armata o ogni altro mezzi eversivo. Dai comunisti questa fu contrassegnata come la più tragica delle illusioni.
Non è casuale né può essere spacciato come un errore (come fa la storiografia comunista) che negli anni della massima crisi del capitalismo e del consolidamento del fascismo e dell’avvento al potere del nazismo, da Stalin a Togliatti a Thorez i socialdemocratici non venissero considerati degli alleati in compagnia di quali abbattere le dittature di estrema destra, ma venissero chiamati la carta di riserva del fascismo, anzi l’ala di sinistra di Mussolini e Hitler. Dunque dei nemici da isolare e da denunciare come tali agli occhi delle masse. La cosiddetta fascistizzazione della socialdemocrazia divenne il pericolo numero uno da esorcizzare.
 



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COMMENTI
14/01/2011 - Il silenzio dei buoni (luisella martin)

Molto chiaro ed illuminante l'articolo del prof. Sechi che attraverso la sua passata esperienza e la capacità di cambiare idea (cosa non di tutti), ci fornisce molte risposte. Mi chiedo come un disegno così fortemente negativo abbia tanto condizionato la vita del nostro dopoguerra e come abbiamo potuto ospitare il comunismo fra i nostri partiti (dopo aver giustamente vietato la ricostituzione del partito fascista). Poi mi viene in mente un aforisma che recita così: "perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rimangano in silenzio!"

 
14/01/2011 - finalmente! (Euro Perozzi)

Questo articolo centra il problema: per giorni mi stavo arrovellando dietro alla domanda del perché la gente guardava il dito-Marchionne che indicava la luna-fabbrica. Ora sono molto indeciso: se sperare che vinca il NO e si accelleri il processo entropico della società italiana, o che vinca il SI e si cominci a parlare di fabbrica, e di qualità totale (della vita), di obiettivi della nazione, di unità, e di tutto quello che "i comunisti" di stampo orwelliano ci hanno tolto dal 1921...