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STORIA/ Ecco perché Marchionne, e non Berlusconi, farà il funerale a Bersani &C.

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1983: Diego Novelli, Fausto Bertinotti, Luciano Lama (Imagoeconomica)  1983: Diego Novelli, Fausto Bertinotti, Luciano Lama (Imagoeconomica)

L’idea che le riforme fossero impossibili, perché il capitalismo e lo Stato si dovevano abbattere e non cambiare, ha costituito un corpo ideologico, un modo di pensare, un valore costitutivo dell’identità di ogni comunista. Ha ragione Silvio Berlusconi ad avvertire che questa cultura è diventato senso comune di massa tra gli elettori (compresi i magistrati), e non ci si può liberare di essa come fosse un cambio di biancheria.
 
Per quel che può valere, negli anni Settanta in un’intervista al Messaggero sostenni che questa raffigurazione demoniaca e farsesca del riformismo socialista serviva a nascondere che nei paesi scandinavi come nell’Inghilterra e nella Germania postbellica le condizioni di lavoro, di reddito, di occupazione, di assistenza sanitaria ecc. dei lavoratori  erano incomparabilmente superiori a quelle dei paesi cosiddetti “socialisti”.Un comunista, quale io ero, non poteva permettersi questo tipo di analisi.
Il principale ispiratore di Berlinguer, su Paese Sera sostenne che Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Bulgaria, Romania, al pari di Cuba e della Cina erano da considerare spazi liberati dal capitalismo e quindi una realtà avanzata e progressista rispetto all’Occidente capitalistico. Giuseppe Fiori, allora direttore del quotidiano pagato dall’Urss, mi fece insultare ben bene trattandomi come un rinnegato.

Bersani, D’Alema e i loro compagni hanno ripudiato il comunismo sovietico, ma non hanno mai tessuto l’elogio del socialismo riformista. Farlo significherebbe riconoscere che dalla fondazione del Partito comunista d’Italia, nel 1921, fino al 1989, in cui si sfarinò come neve al sole, la storia dei comunisti è stata un fallimento. Qualcosa di più e di diverso di una catena di errori. Per milioni di iscritti e di elettori sarebbe come dire di averli mobilitati, costretti a enormi sacrifici personali e familiari, farsi licenziare o arrestare, sulla base di un ideale (la superiorità del comunismo rispetto al capitalismo e alla socialdemocrazia) che nella pratica di ogni giorno si e rivelato essere una micidiale falsificazione della realtà.
 



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COMMENTI
14/01/2011 - Il silenzio dei buoni (luisella martin)

Molto chiaro ed illuminante l'articolo del prof. Sechi che attraverso la sua passata esperienza e la capacità di cambiare idea (cosa non di tutti), ci fornisce molte risposte. Mi chiedo come un disegno così fortemente negativo abbia tanto condizionato la vita del nostro dopoguerra e come abbiamo potuto ospitare il comunismo fra i nostri partiti (dopo aver giustamente vietato la ricostituzione del partito fascista). Poi mi viene in mente un aforisma che recita così: "perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rimangano in silenzio!"

 
14/01/2011 - finalmente! (Euro Perozzi)

Questo articolo centra il problema: per giorni mi stavo arrovellando dietro alla domanda del perché la gente guardava il dito-Marchionne che indicava la luna-fabbrica. Ora sono molto indeciso: se sperare che vinca il NO e si accelleri il processo entropico della società italiana, o che vinca il SI e si cominci a parlare di fabbrica, e di qualità totale (della vita), di obiettivi della nazione, di unità, e di tutto quello che "i comunisti" di stampo orwelliano ci hanno tolto dal 1921...