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MEDIO ORIENTE/ Se l'islam caccia i cristiani dice addio allo sviluppo

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Benedetto XVI al Santo Sepolcro, 15 maggio 2009 (Ansa)  Benedetto XVI al Santo Sepolcro, 15 maggio 2009 (Ansa)

Caro direttore,

nell’articolo sul tema della persecuzione dei cristiani in Medio oriente apparso sul sussidiario, Robi Ronza esprime una ricostruzione dei fatti ed un punto di vista ampiamente condivisibili. Desta stupore come il grande imam di Al Azhar si sia chiesto perché il Papa non sia intervenuto a difesa dei musulmani dell’Iraq. A parte che Benedetto XVI ha sempre dichiarato di condannare la guerra e le sue conseguenze, ci chiediamo che cosa c’entrano gli effetti di una guerra, sia pure deprecabile, dove fra l’altro le uccisioni di musulmani avvengono per scontri inter-etnici interni, con la protezione doverosa da parte di uno Stato dei suoi cittadini diversamente credenti. Sul Corriere della Sera Raffaele La Capria si poneva il problema della asimmetricità nei rapporti fra Occidente e mondo islamico, notando, come fa Ronza, che è anche il nostro relativismo, la nostra mancanza di identità forte e di valori condivisi a renderci più deboli.

Le prime avvisaglie si ebbero con il famoso discorso di Ratisbona. Forse ingenuamente Papa Benedetto XVI da poco insediato nel seggio di Pietro, disse con chiarezza alcune cose, forse spiacevoli ma assolutamente vere. Il rapporto fede-ragione, il lungo e difficile, drammatico rapporto con la tradizione, con la filosofia greca, con il mondo ebraico hanno fatto del mondo occidentale un unicum, dove tolleranza, rispetto dell’altro, riconoscimento delle diversità, si coniuga con il tentativo di estendere al mondo valori condivisi che consentano la convivenza degli uomini sulla terra almeno fino all’avvento di quell’era messianica che ebraismo e cristianesimo vedono come escatologia futura. La Dichiarazione universale dei diritti umani è il risultato più tangibile di questo percorso.
 



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