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PAUL CEZANNE/ Il 19 gennaio 1839 nasceva il grande pittore, anche Google lo celebra

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Il logo di Google dedicato a Paul Cézanne  Il logo di Google dedicato a Paul Cézanne

 

Proprio lui che per tutta la vita deve lottare contro una instabilità nervosa che lo spinge spesso nella depressione e nella noia, che non tollera le discussioni perché lo affaticano e lo trovano impreparato, ingaggia con la realtà una dialettica continua, fatta di “lenti progressi”, alla ricerca di uno svelamento che permetta all’artista di essere “la coscienza stessa del paesaggio”. Interessato all’essenza delle cose, non può che staccarsi dal soggettivismo degli Impressionisti, ai quali pure deve moltissimo e volgersi verso una costruzione sempre più volumetrica e astratta dei suoi soggetti, siano essi nature morte, figure umane o paesaggi. Le “cose” di Cézanne durano come un proseguimento indefinito dell’esistenza, anche perché il tentativo dell’artista è quello di conoscerle al di là dell’amore che lo conduce verso di esse.

L’apparente disumanità della sua pittura si capovolge nella più profonda umanità del non-possesso, del permettere che le cose siano quello che sono, assumano il carattere eterno e monumentale, non retorico, di ciò che accade. Negli ultimi anni della sua vita, sembra che il rapporto conflittuale dell’artista con l’esistenza si vada rasserenando nella luce della natia Provenza, anche se permane l’impressione del rapido passare delle cose, che lo lascia come in un vuoto. L’unica reazione a questa vertigine è allora di mettersi per mesi davanti a un solo soggetto “senza cambiare posto, solo inchinandomi un po’ più a destra, o un po’ più a sinistra”. La montagna Sainte-Victoire con la sua luminosità e il suo profilo allungato sembra essere il luogo privilegiato per carpire l’anima della terra di Provenza.

Attraverso la modulazione dei toni in sequenze quasi musicali, il tocco di Cézanne diventa più libero, i suoi colori più intensi, fino a costituire, per usare le sue stesse parole “la carne visibile delle idee e di Dio”.



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