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LETTURE/ Per John Henry Newman la ragione non è roba da "gentleman"...

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Il Beato John Henry Newman  Il Beato John Henry Newman

Sicuramente è anche in quanto il suo legame con l’Italia fu di natura eminentemente religiosa che Newman può essere considerato romantico soltanto in un senso particolare. Luca Obertello, nell’introduzione al volume, sostiene infatti che egli, nel saggio giovanile sulla Poetica di Aristotele, pur ponendosi sulla scia del romanticismo nel sottolineare il valore essenziale del sentimento interiore nell’espressione artistica, si distanziava però dal romanticismo perché la parte che riservava al sentimento era «pur sempre “obiettiva”», riguardante cioè «i sentimenti dei personaggi, non dell’autore o del poeta» (p. 18).

Ciò che davvero, nell’espressione poetica, gli interessava era infatti il momento ideale, quella dinamica attraverso la quale la poesia fosse in grado di trasmettere una verità universale: Newman, in altre parole, voleva che i lettori non si immedesimassero nelle storie da lui proposte, ma, attraverso di esse, si aprissero a una nuova visione del mondo. Non solo dal saggio teorico su Aristotele, ma anche dalla raccolta antologica di poesie composte tra il 1826 e il 1862 e dal Sogno di Geronzio (dramma teatrale sul tema della morte composto di getto nel 1865) emerge allora, in forma immaginativa, quella verità magistralmente dipinta nella celebre invocazione alla luce gentile (Lead kindly light), scritta da Newman nell’estate del 1833 sul mare tra Palermo e Marsiglia sulla via del ritorno in Inghilterra dal viaggio nel Mediterraneo: qui, il non ricordare gli anni passati (remember not past years) suona come premonizione del grande cambiamento a cui, di lì a pochi giorni, egli sarebbe andato incontro aderendo al Movimento di Oxford e intraprendendo il cammino intellettuale che lo avrebbe portato prima a concepire una riforma della Chiesa anglicana e poi a diventare cattolico.

L’accettazione della critica romantica alle regole poetiche non portò quindi Newman ad abbracciare quello psicologismo (riduzione della poesia a espressione dello stato d’animo del poeta) che, secondo Obertello, era la conseguenza delle «analisi psicologiche sulla conoscenza e sull’affettività umana iniziate ad esempio da Locke» (p. 14): in quanto riduzione della ragione, lo psicologismo era l’altra faccia di quel razionalismo contro cui Newman concepì la sua missione filosofica e teologica, proponendo in alternativa una nozione di razionalità intesa come manifestazione dell’essere umano concreto.



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