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STORIA/ Quel Papa (e quel cardinale) che salvarono la Chiesa dalle mani di Hitler

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1938, Hitler entra a Vienna  1938, Hitler entra a Vienna

Per citare uno degli esempi più significativi, all’ambasciatore italiano che nell’agosto del 1934 - un mese dopo il tentato golpe nazista in Austria che si era concluso tragicamente con l’assassinio del cancelliere Dollfuss - chiedeva quali fossero i rapporti della Santa Sede con la Germania, Pacelli rispose: «La politica della Santa Sede verso la Germania hitleriana è la più contraria, la più in antitesi che si possa pensare. Per tutti i cattolici, e non è a dirsi per il clero, nasce il dovere di coscienza di opporsi a forme di neo paganesimo che la Chiesa non può tollerare ed alle quali si oppone con tutte le forze. È precisamente questione di principio e di dogma che trova la massima intransigenza e sulla quale non sarebbe neppure possibile impostare una qualsiasi discussione».

Proprio dai vertici del clero austriaco, come si è visto, sarebbero giunte le defezioni più inaspettate e dolorose. Tuttavia, anche nelle settimane in cui si consumò l’annessione, la Santa Sede non rinunciò a far sentire la sua voce in difesa della dignità e dei diritti del cattolicesimo austriaco, anche a costo di dare «l’impressione di essere la sola a volersi opporre all’Anschluss», come notava proprio in quei giorni un altro diplomatico italiano. E lo fece in un primo momento prendendo ufficialmente le distanze dall’operato dell’episcopato austriaco - attraverso un comunicato dell’Osservatore Romano - e successivamente convocando a Roma, il 6 aprile 1938, il cardinale Innitzer. Il colloquio dell’arcivescovo di Vienna con il Pontefice fu a dir poco burrascoso. Pio XI impose al presule, come condizione per essere ricevuto in udienza, di firmare un documento (preparato da Pacelli) che smentiva e svuotava di significato la precedente «Dichiarazione solenne».

La nuova dichiarazione, firmata dal cardinale a nome di tutto l’episcopato, venne pubblicata la sera stessa sull’Osservatore. Poche ore dopo l’incontro con Innitzer il Pontefice, confidandosi con il sottosegretario di Stato monsignor Domenico Tardini, esprimeva tutta la propria preoccupazione per quanto stava accadendo in Europa con una battuta lapidaria, destinata a passare alla storia: «È confortante che l’avvenire sia nelle mani di Dio: ma il presente è nelle mani dei farabutti».

(Paolo Valvo)

 

Paolo Valvo è autore de Dio salvi l’Austria! 1938: il Vaticano e l’Anschluss, Mursia 2010, pp. 278




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