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150 ANNI/ Quella "strana" economia (dimenticata) che ha salvato l'Italia

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Giovanni Bosco e i suoi ragazzi  Giovanni Bosco e i suoi ragazzi

Si può allora ripercorrere la storia nazionale – ed al 150° dell’unità non cade affatto fuori luogo – andando oltre lo scenario costituito dall’azione delle varie élites economiche e politiche. Si può e probabilmente si deve poter recuperare e mettere in luce proprio la rete di relazioni gratuite, il terreno nel quale, a partire da un’originaria tensione religiosa, si sono sviluppate compagnie di ogni sorta (dalle confraternite alle cooperative, ai movimenti) che hanno cementato gli universi di vita quotidiana. E se la cornice istituzionale, economica e politica, è l’esito di assetti e ricomposizioni eternamente conflittuali e solo momentaneamente pacificate, la società civile, intesa come trama dei rapporti intersoggettivi significativi, va invece ricondotta proprio alle istituzioni che, attraverso le opere della gratuità, hanno diffuso la linfa che trasforma un puro assetto giuridico economico in una società vivibile.

L’attenzione all’economia del dono ci porta pertanto ad essere attenti a chi ne ha fatto l’archetipo del proprio agire e della presenza della propria organizzazione nel mondo. Se si adotta un tale angolo di osservazione, si scopre allora come le figure dei santi, dei fondatori di opere, di ordini e movimenti religiosi, abbiano contribuito a costruire la società italiana in modo assolutamente rilevante. Ad esempio: santi come Filippo Neri o Giovanni Bosco hanno contribuito a modificare la soglia di attenzione sociale verso il problema dell’infanzia e dell’adolescenza; modifica che ha comportato un nuovo modo di agire, che a sua volta è diventato cultura diffusa, trama nazionale di opere, vita diversa per tutti.

Ma l’analisi va ancora più lontano, l’economia della gratuità non si riduce solo alle opere di servizio sociale. Anche chi ha costituito confraternite, ordito movimenti, posto fondamenta affinché l’attenzione all’altro diventasse stile di vita, ha letteralmente e concretamente edificato la società nazionale. Anche coloro che, disassando completamente comportamenti e scale di valori, hanno provocato l’uomo alla tenerezza ed alla compassione, hanno profondamente contribuito a modificare l’ethos sociale. E’ qui l’Italia degli ordini religiosi, delle congregazioni, delle opere di solidarietà e di quelle educative, ma anche degli asceti e dei mistici, ad emergere dall’angolo in cui è stata relegata.



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COMMENTI
24/01/2011 - Storia dell'economia, non solo del mercato (attilio sangiani)

Finalmente qualcuno si accorge che non si può ridurre la "storia dell'economia" a "storia del mercato". Infatti ci sono grandi quantità di beni e servizi che sono consumati al di fuori del mercato. Cioè al di fuori dello scambio di utilità, ma nella logica del "dono", cioè della gratuità (per non parlare del "fai da te" e dell'auto-consumo, che pure meriterebbero qualche attenzione). Cominciando dalla famiglia. Infatti non è incluso nel PIL il valore cospicuo del servizio casalingo. Questo porta gravi errori nel calcolo del "benessere" delle persone all'interno di un "sistema economico". In Francia, ad esempio, si comincia a modificare il metodo di calcolo del PIL vero, non solo di quello evidenziato dal mercato.