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150 ANNI/ Quella "strana" economia (dimenticata) che ha salvato l'Italia

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Giovanni Bosco e i suoi ragazzi  Giovanni Bosco e i suoi ragazzi

Dobbiamo alle figure dei fondatori, ai loro seguaci ed alle loro opere la costituzione di un tessuto sociale vivibile, di una rivalutazione della “preoccupazione per l’altro” elevata a dignità di valore universale, socialmente condiviso e giuridicamente riconosciuto. Ma, più in generale, dobbiamo a queste personalità la produzione di stili di vita che hanno contribuito ad estendere un modo diverso di guardare il mondo, alimentando così processi di mutamento culturale.

La sociologia, intesa come studio delle forme e delle condizioni attraverso le quali le società riescono a superare i conflitti interni, assicurare legame sociale e riprodursi nella prospettiva di una sempre maggiore stabilità e coesione interna, non può continuare a trascurare le ricadute sociali di questi carismi fondativi. Non può cioè, continuare a lasciare ai margini ciò che i produttori di gratuità hanno seminato per tutta una vita, avvalorandolo con la loro stessa persona e lasciando folle di seguaci, organizzati in forme molteplici, che hanno cercato di diffondere ed estendere i principi che costoro avevano indicato.

E’ a questi costruttori di gratuità, più o meno noti o più o meno oscuri, che dobbiamo una società ancora vivibile. E’ ai santi in senso esteso che dobbiamo l’Italia, a quello che hanno indicato come a quello che hanno donato. Ignorare un tale contributo vuol dire disseccare la radice che ha realmente costruito la casa che oggi noi tutti abitiamo. Recuperarla ed esserne consapevoli rende la storia nazionale una storia di opere, delle forme di relazione sociale che hanno prodotto, dei segmenti di gratuità che sono riuscite ad introdurre nella società, salvandola.  



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COMMENTI
24/01/2011 - Storia dell'economia, non solo del mercato (attilio sangiani)

Finalmente qualcuno si accorge che non si può ridurre la "storia dell'economia" a "storia del mercato". Infatti ci sono grandi quantità di beni e servizi che sono consumati al di fuori del mercato. Cioè al di fuori dello scambio di utilità, ma nella logica del "dono", cioè della gratuità (per non parlare del "fai da te" e dell'auto-consumo, che pure meriterebbero qualche attenzione). Cominciando dalla famiglia. Infatti non è incluso nel PIL il valore cospicuo del servizio casalingo. Questo porta gravi errori nel calcolo del "benessere" delle persone all'interno di un "sistema economico". In Francia, ad esempio, si comincia a modificare il metodo di calcolo del PIL vero, non solo di quello evidenziato dal mercato.