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COMUNISMO/ Erika Kadlecová: solo la Chiesa salva la libertà di non credere in Dio

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Praga, 1988 (Imagoeconomica)  Praga, 1988 (Imagoeconomica)

A parte alcune opinioni riduttive sulla Chiesa espresse dalla Kadlecová, retaggio della disinformazione, è interessante sorprendere l’onestà intellettuale con cui osserva l’esperienza della Chiesa. E qui il suo testo assume i toni di una moderna Lettera a Diogneto: «Le Chiese non hanno nessun mezzo coercitivo: la compattezza, la disciplina interna e l’ubbidienza possono fondarsi esclusivamente sull’autorità. E proprio in questa debolezza sta la sua forza e il suo carattere eccezionale. La loro dottrina, il loro modo di vita sono assolutamente diversi da quelli che inculchiamo: indicano la via di uscita e la speranza là dove gli altri non vedono nulla. Sono proprio queste le caratteristiche che attirano le persone annientate dalla futilità e dalla mancanza di prospettive. Diventare cristiano non è certo un modo per far carriera, lo sappiamo bene. Il contatto con i cristiani dà la sensazione di una comunità di persone generose e di una particolare positività. L’aiuto e il sostegno reciproco, l’ambiente di amicizia che nella società atomizzata è in grado di supplire alla mancanza di rapporti, nelle società religiose sono resi ancor più forti da un aspetto metafisico: l’incontro con Dio nel prossimo».

La sua analisi si estendeva oltreconfine: per dimostrare la disfatta della politica antireligiosa, bastava infatti gettare uno sguardo sulla situazione della Chiesa in Polonia, da dove per giunta era uscito un papa! Wojtyla - osserva la sociologa - non solo agisce conoscendo perfettamente i problemi dei paesi socialisti, ma comprende altrettanto bene la politica e la neolingua del Partito. E in questo contesto la Chiesa interviene come difensore dei diritti umani, salvaguardia dell’identità e dell’integrità nazionale, protettore degli interessi degli operai e dei contadini, e come tale è riconosciuta: «Dove siamo finiti - si chiede la Kadlecová - se la Chiesa cattolica lotta per la libertà di parola contro la censura introdotta dai marxisti, e per il diritto dei lavoratori ad unirsi in sindacati di cui si fidano?».

Sembra di sentire Peppone dal palco: «Reverendo, qui si bara: i comunisti siamo noi»…



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COMMENTI
03/01/2011 - Fantastico! (Francesco Giuseppe Pianori)

C'era ancora chi sapeva pensare con la propria testa. Adesso è chiaro a tutti il motivo del crollo del comunismo e la vittoria dell'esperienza cristiana. Ancora oggi,in Occidente, c'è chi si illude di poter dare una risposta all'uomo senza tener conto della fede. Si vuole costruire un'Unione Europea che emargini la Chiesa e i cristiani. Veramente stupido! E fallimentare...