BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

STORIA/ I libri che hanno permesso a Stalin di vincere Hitler, ma non le coscienze

Pubblicazione:

Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Nel dopoguerra il Regime impose una visione ufficiale sopprimendo ogni lettura alternativa. Stalin, il Partito e l’Armata Rossa avevano sconfitto Hitler, abbattendo il più grande totalitarismo della storia d’ogni tempo. Una storia pericolosamente lineare, in cui tutto si doveva risolvere in un contrasto di colori: il rosso della vittoria sovietica contro il nero del mostro hitleriano. Ma era tutto il resto che non si doveva sapere. Non si doveva ricordare che la guerra era stata vinta con un numero di vittime superiore di ben dieci volte a quelle nemiche, che l’attacco improvviso e le sconfitte del primo anno di guerra erano state causate dagli errori di valutazione di Stalin, che la resistenza era stata forzata a costo di eccidi interni, che la polizia politica aveva combattutto una guerra nella guerra, decimando i suoi stessi soldati.

Eppure, il Regime non riuscì ad imporre la sua visione. Come avrebbe scritto Pasternak, «il preannuncio della libertà era nell’aria, in quegli anni del dopoguerra, e ne costituiva l’unico contenuto storico». Se il Regime non ha potuto vincere, il merito è anche della grande letteratura e della sua capacità di rimanere pura di fronte all’inquinamento ideologico, ancorata alla realtà anche là dove essa è dura, tragica ed ambigua. È il miracolo dell’arte che nasce e fa conoscere là dove tutto sembra indicibile e disumano.

Gli autori di questa letteratura sono purtroppo sconosciuti al grande pubblico italiano, relegati perlopiù all’interesse di studi specialistici. Il più noto è Vasilij Grossman, che sta conoscendo solo in tempi recenti il successo che merita. Ma se Vita e destino è ormai una hit delle vendite, manca ancora la traduzione del suo antecedente Per una giusta causa. Altri grandi autori sono il Viktor Nekrasov di Nelle trincee di Stalingrado, il Jurij Bondarev de I battaglioni richiedono il fuoco, il Grigorij Baklanov de I morti non provano vergogna, il Viktor Astaf’ev  de Il pastore e la pastorella e, forse più conosciuto, il Konstantin Simonov de I giorni e le notti. Con loro molti altri che Ellis indica e fa conoscere. Un’attenzione particolare merita Vasil’ Bykov, bielorusso, che ha scritto fino agli inizi di questo decennio, ritagliandosi un posto importante che può avvicinarlo allo stesso Grossman. I suoi romanzi non sono ancora mai stati tradotti in italiano, e speriamo che questo libro invogli traduttori ed editori a diffondere la sua opera.

E le loro madri piansero è dunque una grande novità tra gli scaffali delle librerie. Importante, perché rimette in primo piano quella letteratura che ha voluto sfidare la visione ufficiale della guerra imposta dal Partito e ancora oggi troppo facilmente propagandata.
 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.