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POESIA/ Andrea Zanzotto, i 90 anni e quel "soffio" divino

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Andrea Zanzotto, foto d'archivio  Andrea Zanzotto, foto d'archivio

Un’altra prova dolorosa attende il poeta nel negli anni Ottanta, la depressione che lo avvolge per anni nella sua oscurità.

Intanto i suoi lavori vengono tradotti in francese e in tedesco. Appaiono saggi critici, i premi si rincorrono, sempre più spesso Zanzotto viene cercato per rilasciare interviste, come testimone acuto e partecipe del mondo. In effetti egli compie letture disparate, da Holderlin a Rimbaud, oltre che Loca, Eluard, gli ermetici, Virgilio, Orazio, Dante, Petrarca, Molière, Leopardi, Husserl, ma è attratto anche dalla sociologia e dall’antropologia. Perciò la sua vasta produzione spazia dall’ermetismo, alla lirica elegiaca, alla neoavanguardia quanto alla modalità espressiva, mentre indugia spesso su elementi autobiografici che gli forniscono l’occasione di riflessione esistenziale.
Intervistato recentemente da “Avvenire” sulla sua religiosità, Zanzotto ha dichiarato: "Dio non è mai raggiungibile. Questa fortuna tocca ai santi, ma io santo non sono. Attenzione, però: la mia non è una ricerca forzata. E' naturale, come lo è il respiro. Ci sono persone che perdono per la strada questo soffio. Io lo sto recuperando”.

 

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COMMENTI
13/10/2011 - Auguri (claudio perini)

Mi permetto di offrire un piccolo dono. Chi verrà a Chioggia, sostando davanti al duomo potrà esclamare: qui sono nati i Sepolcri del Foscolo. E poco più avanti lungo il Corso, davanti alla casa del naturalista Giuseppe Olivi, morto di tisi a ventisei anni: qui nacque e visse colui per il quale Leopardi ha scritto A Silvia. Chi poi si troverà in Padova davanti alla Tomba di Antenore: qui sotto è sepolto Girolamo Ortis, studente di medicina morto suicida al quale si ispirò il Foscolo. I luoghi si deturpano anche non riconoscendoli, privandoli delle memorie di cui sono portatori. Auguri.