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POESIA/ Andrea Zanzotto, i 90 anni e quel "soffio" divino

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Andrea Zanzotto, foto d'archivio  Andrea Zanzotto, foto d'archivio

Oggi Andrea Zanzotto compie novant’anni. Una vita lunga e feconda, non solo di poesia, ma anche di esperienza umana, a partire da quella famigliare, spesso provata dalla povertà e da numerosi spostamenti ai quali fu sottoposta per la militanza antifascista di suo padre.
Nato a Pieve di Soligo il 10 ottobre 1921, compiuti gli studi superiori, nel 1942 si laurea in letteratura italiana con una tesi su Grazia Deledda. Fin dall’infanzia è interessato alla musicalità delle parole, al loro canto interno, ma bisogna aspettare il 1936 per vedere pubblicate le sue prime prove poetiche, in un linguaggio che risente molto di Pascoli. Nel 1929 e nel 1936 muoiono due sue sorelle e il giovane Zanzotto conosce un altro dolore; la sua salute è malferma, a causa di problemi asmatici e allergici, che gli danno l’impressione di non poter vivere se non con un sentimento di esclusione e di precarietà. Partecipa alla guerra tra i servizi non armati, a causa della salute cagionevole, poi si occupa della stampa e della propaganda nelle file di Giustizia e Libertà negli anni della Resistenza.

La scoperta di Zanzotto poeta si deve a Ungaretti, Montale, Quasimodo, Sinisgalli e Sereni, che gli assegnano il primo premio al Premio San Babila per la raccolta di poesie scritte tra il 1940 e il 1948, pubblicata nel 1951 con il titolo Dietro il paesaggio.

Nel 1959 sposa Marisa Michieli. In quell’anno vince il Premio Cino del Duca e pubblica riflessioni sulla sua poesia intitolate Una poesia ostinata a sperare.

Collabora a varie riviste, insegna, fa il preside di una scuola media, intensifica la sua presenza di critico su numerosi quotidiani e riviste prestigiose, quali Il Caffè, Paragone, Nuovi Argomenti. Due incontri si distinguono in questi anni tra i tanti per la loro rilevanza sul pensiero e la produzione di Zanzotto: quelli con il filosofo Ernst Bloch ad Asolo e con lo psicanalista Jacques Lacan a Milano.

Del 1968 è La beltà, considerata la raccolta più rilevante della sua opera. Viaggi in Cecoslovacchia, Romania, Ungheria, Jugoslavia allargano il suo orizzonte e lo fanno attento a ciò che avviene nel mondo, non solo quello letterario. La sua opera, raccolta in tre volumi con prefazione di Contini, vince il Premio Viareggio nel 1979. Di questo periodo è anche l’incontro con Fellini.



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COMMENTI
13/10/2011 - Auguri (claudio perini)

Mi permetto di offrire un piccolo dono. Chi verrà a Chioggia, sostando davanti al duomo potrà esclamare: qui sono nati i Sepolcri del Foscolo. E poco più avanti lungo il Corso, davanti alla casa del naturalista Giuseppe Olivi, morto di tisi a ventisei anni: qui nacque e visse colui per il quale Leopardi ha scritto A Silvia. Chi poi si troverà in Padova davanti alla Tomba di Antenore: qui sotto è sepolto Girolamo Ortis, studente di medicina morto suicida al quale si ispirò il Foscolo. I luoghi si deturpano anche non riconoscendoli, privandoli delle memorie di cui sono portatori. Auguri.