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CERTEZZA/ Veca: la nostra domanda è una navigazione senza fine

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

In questo senso, sono d’accordo con Esposito quando egli sostiene una qualche priorità della certezza e rende conto della nostra persistente ricerca di una certezza perduta. Ma la priorità della certezza perduta indica semplicemente che è venuta meno la partizione stabile fra certo e incerto. Per questo non c’è bisogno della modernità o postmodernità liquida alla Bauman. Ci bastano alcune pagine luminose delle Pensées del grande Blaise Pascal. 
Non solo: si consideri che la priorità della certezza è un ingrediente prezioso di qualsiasi replica indiretta all’obiezione scettica e relativistica. Descartes, evocato da Esposito, aveva tentato eroicamente la via della replica diretta allo scetticismo, mirando alla proposizione immunizzata rispetto al dubbio. Ma la tesi della priorità della certezza, nella mia versione che è coerente con la replica indiretta, ci dice semplicemente che qualcosa deve certamente essere sottratto al dubbio perché noi possiamo, se è il caso, dubitare di qualcosa e revocare il nostro assenso newmaniano. Il punto importante è che quel qualcosa sottratto al dubbio non è necessariamente la stessa cosa. Ma torniamo al ruolo che l’incertezza può avere nelle nostre vite finite. 
Esposito scrive in un passo eloquente e convincente: “…se guardiamo più attentamente, essa/l’incertezza/ è in grado di attestare anche qualcos’altro, vale a dire il nostro essere-esposti costitutivamente a ciò che accade, che ci raggiunge, ci tocca, e per ciò stesso ci spiazza, ci provoca, ci chiama in causa”. Credo di essere pienamente d’accordo con questa prospettiva. 
Essa, nella mia idea, ha a che fare fondamentalmente con la nostra incompletezza. Noi siamo un tipo di esseri costitutivamente insaturi. E se l’incertezza, nel senso che ho cercato di specificare, è responsabile del nostro persistente tentativo di ridurla, alla grande o terra terra, del nostro persistente far teorie, l’incompletezza è la caratteristica distintiva delle nostre risposte. Risposte che mirano a dire l’ultima parola, punto e basta. E che sono destinate, ironicamente o umilmente, a convertirsi nella penultima parola. Nella scienza come nella filosofia.



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