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LETTURE/ Cosa resta del Padre?

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Vincent Van Gogh, I primi passi  Vincent Van Gogh, I primi passi

Ma mi domando se la bellezza seducente dell'affermare l'altro nonostante tutto, "nella buia notte di un mondo senza Dio", non possa anche nascondere una sottile falsità. Questo altruismo sembra avere bisogno della scenografia di un mondo disperato e brutale. Altrimenti, il suo sforzo nobile e tragico non risalterebbe. Ma chi mi dice che il mio stringere i denti e fare le veci del Padreterno assente non sia in realtà il mio bisogno di sentirmi eroe?
La risposta a questa domanda sta nell'esperienza del sacrificio per amore, tema purtroppo sottosviluppato nel libro di Recalcati. Egli arriva alla soglia del problema nelle ultime pagine, dedicate al film di Clint Eastwood, Gran Torino, ma non lo affronta.
Non insisto su questo punto per un senso di militante conservatorismo, ma perché è singolare come Recalcati rifiuti il Dio cristiano e proceda a farne un ritratto per tanti aspetti preciso, commovente, e desiderabile.
Sembra che l'assioma tanto ripetuto del "cielo vuoto" sia semplicemente una opinione dell'autore che ha poco a che fare con il contenuto della sua proposta. Siamo d'accordo praticamente su tutto: meno male che il cielo non contiene la terribile presenza del dio di Sartre o di un padre-tiranno come Zeus. Ha ragione, è molto suggestivo descrivere il padre, con Lacan, come colui che unisce desiderio e Legge. E' fondamentale l'esperienza del limite e del fallimento, così come è fondamentale sperimentare la vita come mistero sovrabbondante, e vivere sia l'erranza che l'appartenenza, richiamati dall'autore con un riferimento al figlio prodigo.



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