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DIBATTITO/ Tre mosse per "abbellire" il (nuovo) mondo

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Studenti a lezione (Imagoeconomica)  Studenti a lezione (Imagoeconomica)

Certo, oggi investire sui giovani non può essere senza conseguenze sul piano delle politiche economiche nazionali e internazionali, come ha recentemente ricordato il neo presidente della Bce, Mario Draghi.

Occorre liberare posti per i giovani, ma anche innalzare il livello intellettuale e morale nelle professioni, facendo della crisi un’occasione per diffondere comportamenti virtuosi, valorizzare capacità inventive e innovative, premiare dedizione e senso della gratuità, senza la quale, ben sanno i grandi imprenditori, nessuna impresa può veramente crescere e affermarsi.

L’auspicio è che gli sforzi fatti nel mondo della scuola e dell’università non siano poi delusi, per ristrettezze materiali e per differenti paradigmi valutativi, e che quella costituzione del soggetto, cui è dedicata l’opera educativa, possa dare i suoi frutti nell’età adulta e nel mondo del lavoro.

2. La globalizzazione può essere intesa come fenomeno economico derivante dall’apertura dei mercati oltre i confini di una comunità – nazionale o sovranazionale – nella quale produttori e consumatori sono legati da vincoli di interdipendenza. Ma non è solo questo. La globalizzazione è anche, e soprattutto, un fenomeno psicologico e sociale, che fa da cornice una sorta di “metamorfosi” (per usare un’espressione cara a Derrick de Kerckhove) della società, ove non prevalgono i tradizionali concetti di individuo e di massa, ma le reti, le interconnessioni, la comunicazione.

Nel mondo globalizzato siamo già entrati, e vi sono già entrati soprattutto i giovani delle ultime generazioni, i cosiddetti “nativi digitali”, che nella rete si sentono a casa loro. Il mondo, grazie alla tecnologia, non ci appare più di fronte, ma è ciò in cui siamo immersi e che è vissuto nel presente.

Se tutto ciò produce cambiamenti a livello cognitivo – gli esperti sostengono che l’era digitale verso cui stiamo andando sarà eminentemente cognitiva – e psicologico – la percezione della realtà è diversa che in passato, tanto quanto le nozioni di tempo e di spazio (nell’era della comunicazione istantanea l’accesso al mondo è immediato e senza distinzioni, ove ciascuno prende parte al dramma della vita in un modo del tutto nuovo – occorre riflettere sulle conseguenze, positive e negative, cui si può giungere e sui modi per affrontarle.

A questo proposito credo sarebbe importante considerare una serie di temi, pertinenti alla condizione umana, e giovanile in particolare, che hanno a che fare con la coscienza umana, vero fulcro del problema conoscitivo e morale. Essi possono essere indicati come il problema della “consapevolezza” o del “rendersi conto”, del “sapersi orientare”, e della “capacità di giudicare”.

Sono questioni che richiederebbero una trattazione specifica e ampia. Mi limito perciò ad osservare che l’essere consapevoli – di ciò che accade, delle parole che si dicono, degli atteggiamenti e dei comportamenti che si assumono –, il saper operare scelte motivate e giuste, o quantomeno plausibili – senza seguire mode e opinioni dominanti –, esercitare il giudizio, come espressione di una personalità e del suo impegno col mondo, sono segni evidenti di libertà e di valorizzazione dell’esperienza umana, nella sua radicale elementarità, ove affiorano esigenze ed evidenze inestirpabili, che fanno di ciascun uomo un soggetto irriducibile e autentico. Si tratta del “diritto e dovere di ciascun uomo di cercare la verità” in cui il Vaticano II ha visto l’espressione più piena della libertà religiosa.

Se la fede, e le religioni, sono una risposta, o un tentativo di risposta, alle domande di senso, di salvezza, di libertà, dell’essere umano, credo che il frutto dell’opera di uomini religiosi sia quello di tener viva e operosa, nelle vicende e nelle circostanze umane, tale esperienza elementare e renderla terreno fertile, su cui gli uomini possano incontrarsi, scambiarsi le ragioni delle loro scelte e dei loro giudizi, realizzare insieme una “bella forma” del mondo.



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