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DIBATTITO/ Tre mosse per "abbellire" il (nuovo) mondo

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Studenti a lezione (Imagoeconomica)  Studenti a lezione (Imagoeconomica)

L’educazione, in tale senso, rappresenta la dinamica umana più profonda e spiritualmente più forte del rapporto fra persona e mondo globalizzato, e può consentire di raggiungere nuovi traguardi, oggi imprevedibili, quale esito di costante impegno di uomini attenti alla realtà e solerti nell’afferrare i segni e i suggerimenti che da essa provengono.

3. In un suo recente studio (Contrasting Models of State and School), Charles Glenn ha riproposto e documentato la tesi della stretta interdipendenza fra concezione della scuola e concezione dello Stato: sistemi scolastici aperti e attenti al pluralismo sono tipici di società liberali, mentre è consueto che sistemi uniformi e rigidi si trovino in società ove prevale la centralizzazione statale.

Oggi non solo la politica può influire sulle scelte educative; fattori economici, sociali, e, in generale, le esigenze del mercato, sembrano prevalere, non solo nel dettare ai singoli le scelte da compiere, ma anche le direttive che le istituzioni devono seguire per poter sopravvivere.

Naturalmente è impossibile non fare i conti con la storia e con le condizioni materiali di vita di una società e dei singoli individui, e ogni impresa, per realizzarsi, deve tener conto dei contesti concreti e delle effettive condizioni che si presentano. Tuttavia sarebbe un errore considerare l’educazione, nel mondo globalizzato di oggi, come una semplice variante dipendente del contesto originale. Per quanto sinora detto, appare chiaro che l’educazione ha a che fare con l’esistenza umana, nella sua integralità e integrità, e ad essa deve soprattutto rispondere, a quelle domande ed esigenze che costituiscono l’anima più vera dell’uomo, per cui egli avverte di dover dar senso a quello che fa e di trovare una ragione plausibile alle sue scelte e, più in grande, alle sue opere.

L’incontro fra uomini – e l’educazione è eminentemente incontro fra libertà umane – è un dato originario, ultimamente irriducibile al contesto storico e politico. Tale incontro è il “fattore umano” delle sorti di una società ed è ciò che ne misura il grado di libertà.

L’uomo contemporaneo vive costantemente sotto la minaccia dell’omologazione: del linguaggio, delle mode, dei gusti, perfino del modo di pensare e di scegliere. La globalizzazione può essere strumento di tale omologazione, oppure, più auspicabilmente, occasione di una vera pluralità. L’Europa è stata nelle varie epoca emblema di un mondo plurale, nel quale diverse identità, senza annullarsi, potevano entrare in contatto e rapporto fra loro, arricchendosi vicendevolmente. Oggi occorre impegnarsi affinché la pluralità delle esperienze, delle identità e delle tradizioni costituisca la ricchezza del mondo. Il test di ciò sarà la libertà che sarà riconosciuta all’educazione, a quell’impresa che, dal basso, impegna ogni uomo e lo pone, continuamente, nel rapporto col mondo, con le cose, alla continua scoperta del senso e del valore, di sé, degli altri, della realtà. Sicché si può ben concludere che l’autonomia educativa è il fondamentale presidio della libertà, di ciascuno e di tutti, del proprio paese e di un mondo, oggi a noi più vicino di altri tempi, che deve risultarci amico e non un avversario da temere.



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