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IDEE/ Quel bene di cui tutti parlano ma che nessuno conosce

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Vincent Van Gogh, Campo di grano (1890)  Vincent Van Gogh, Campo di grano (1890)

Queste azioni, infatti, sono carenti di pietas, di compartecipazione, ovvero di interesse vero per la collettività; esse, spesso, sono radicate nel pre-giudizio ideologico che ha la pretesa di assolutizzare la sua parzialità riducendo forzosamente la complessità del reale ad un suo comodo progetto lineare. L’ideologia, spesso, tacita la legge naturale riducendola a mero preconcetto e la trascura anche nella formulazione del diritto positivo, rendendo, così, la stessa norma destinata a governare la realtà non solutiva della domanda che sortisce dalla complessità del reale. Noi, invece, siamo convinti che solo il rispetto della legge naturale genera soluzioni che soddisfino contemporaneamente il bene del singolo e della collettività. Il bene comune si esprime tramite il talento di ciascuno non solo nell’interesse proprio, ma avendo cura dell’interesse degli altri, esso è attento agli effetti che produce ed è pronto a rendere eque che le condizioni che genera. 

Nella Prima lettera ai Corinzi si legge: “A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune”. Il che sottolinea che “ciò che è mio” trova la sua verità ultima e piena, quando viene utilizzato avendo cura della destinazione universale dei beni per il quale la proprietà non è un fine bensì un mezzo. Dal che sortisce che il bene comune non “è ricercato per se stesso, ma per le persone che fanno parte della comunità sociale e che solo in essa possono realmente e più eticamente conseguire il loro bene” (Caritas in veritate,7). Il bene comune è di tutti e di ciascuno, ma, in ogni caso, resta comune l’impegno di soluzione. Questo è talmente vero che se il fondamento di ciascuna azione sociale non fosse il bene comune, allora sarebbe potenzialmente foriera di ingiustizia e solleciterebbe le diversità tra gli uomini e gli aggregati. Il non postulare il bene comune è foriero di ogni tornaconto e prevaricazione.

Quando la libertà è condizionata dal tornaconto e, quindi, dall’assenza di attenzione (apertura) verso l’altro, allora si origina disuguaglianza, si crea ingiustizia e si incunea la separazione sociale, in quanto prevale “un attaccamento a se stesso per non dire un ripiegamento su di sé finanziario ed economico che implica al tempo stesso errore intellettuale e una deviazione bassa e immorale dei sentimenti e della volontà” (Pio XII).  

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