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LETTURE/ L'ultimo Grossman e quella promessa di eternità

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Vasilij Grossman  Vasilij Grossman

La complessità e l’immensità della vita, alla quale non è negata la tragicità e neppure le feroci contraddizioni, fanno emergere il volto di singoli personaggi, a volte solo abbozzato, ma acutamente penetrante, che rivela sempre quell’unicità, quell’irripetibilità del singolo individuo che in Grossman è il nucleo più originale dell’esistenza e che nulla può cancellare. Basti pensare alla storia di Nadja, protagonista di Mamma, che Grossman riprende dalla vera storia della bambina adottata da Nikolaj Ežov, il “nano sanguinario”, principale collaboratore di Stalin durante il Grande Terrore e responsabile della morte di migliaia di persone. La bambina, piccola e innocente, ancora incapace di parlare, capisce e vede tutto, e “svela” i cuori delle persone, degli alti papaveri del partito che fanno visita al padre e addirittura dello stesso Stalin.

E nulla, anche dopo la caduta in disgrazia dei suoi genitori adottivi, le impedirà misteriosamente di conservare il ricordo affettuoso e materno della balia che con amore l’aveva accudita, e di vivere in prima persona la tenerezza della maternità. Nulla può cancellare questo nucleo umano che sorge della macerie, come Grossman descrive ne La strada attraverso gli occhi del mulo italiano Giù durante la campagna di Russia. Come Tolstoj aveva fatto con il cavallo Cholstomer, suggerendo ai formalisti il concetto di “straniamento”, Grossman usa la prospettiva del mulo, dotato di coscienza e pensiero squisitamente umani, per descrivere le tristi contraddizioni del “mondo degli uomini”, ma con un senso di pietà che alla denuncia preferisce la compassione. Non è un caso che la storia si concluda con un happy end: il mulo italiano si innamora di una cavalla russa, e decide di rimanere con lei. Le lacrime finali esprimono tutta la commozione di chi ha trovato il calore dell’affezione là dove essa sembrava inimmaginabile. Un altro racconto, poi, Fosforo, spiccatamente autobiografico, racconta in forma romanzesca gli anni universitari di Grossman, la scoperta dell’amicizia e la forza del desiderio di chi dalla vita si aspetta una grandezza inevitabile. Giungeranno i tradimenti, l’orgoglio, le rivendicazioni meschine, ma nulla, neanche il vivo senso della propria debolezza e la coscienza del male, possono allontanare il bene della vera amicizia, impersonata da Krugljak, prototipo dell’amico devoto e fedele.



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