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LETTURE/ Volete vedere la vostra anima? Chiedete a Read Montague

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Il libro di Read Montague Perché l’hai fatto? non è su una materia che siamo abituati a trattare e recensire, e non mi sarei aspettato di farlo, ma questo testo, nel quale mi sono imbattuto studiando all'università, mi ha lasciato piacevolmente stupito, perché sembra di leggere semplici racconti, in apparenza anche banali ma che invece portano dentro una concezione dell’agire umano ben precisa. La cosa stupefacente è la bravura dello scrittore nel rendere i temi alla portata di tutti. A parte tutte queste parolone il libro tratta un argomento molto interessante. Il nostro cervello.

Come noi prendiamo le decisioni? Per esempio scegliere avventatamente di salire con la macchina sul marciapiede per evitare il traffico e arrivare in tempo alla partita del proprio figlio, è questione di costi e benefici, in realtà il pericolo è per gli eventuali investiti, il tuo sarebbe la galera. E’ solo uno dei tanti esempi di vita quotidiana che lo studioso esamina in questo saggio. Partendo dal presupposto che ogni azione che compiamo è frutto di una decisione. "Per un essere vivente capace di muoversi scegliere non è facoltativo, tutti i risultati compreso il non far niente, sono scelte". Come avviene questa decisione all’interno della nostra mente? Questa, come avrete capito, non è la recensione di un romanzo ma di un saggio filosofico, particolare e appetibile.

Montague insegna nel dipartimento di Neuroscienze del Baylor College of Medicine di Houston, e svolge attività di ricerca a Princeton. Partendo dalla teoria dell’evoluzione delle specie di Darwin, passando dalla macchina di Turing spiega l’idea della teoria della computazione mentale. Ovvero - sembra quasi banale dirlo, ma l’interessante è come lo dimostra - la mente non si identifica con il cervello. Attenzione però: non è una riproposizione in chiave tecnologica del cogito cartesiano.

La teoria computazionale della mente spiega perché i pensieri richiedano un cervello adeguatamente funzionante per esistere, ma mostra anche perché essi (i nostri pensieri) non coincidano con il cervello né con le sue parti. E’ l’elaborazione delle informazioni eseguite dal cervello, e non le sue parti stesse, a coincidere con i nostri pensieri. Ma che ne è del significato? E’ sempre stato l’anello debole di questa teoria, perché senza  di esso il nostro cervello rimane come un computer solamente più lento, rumoroso ed impreciso. Per il filosofo americano, le legge prima dell’esistenza è: ricarica o muori. Cosa significa? Semplicemente che ogni nostro gesto richiede un dispendio di energie, anche l’attività mentale comporta questo. Il fatto che la fronte sia calda, o che in un esame particolarmente impegnativo sudiamo, sono tutti esempi di questa dispersione di energie.



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