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MEETING/ Italia, Giappone e quel miracolo dell'87 che dura ancora oggi

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Ma questi due elementi, la percezione di un disegno grande nella realtà e la preoccupazione educativa, sono il grande contributo che possiamo dare al mondo in cui ci troviamo, in particolare ai giovani di oggi.

Nella nostra cultura occidentale spesso si afferma che i giovani sono demotivati, insicuri, scettici e già delusi della vita. L’analisi è realistica, ma forse bisogna anche domandarsi se noi adulti siamo per loro reali maestri, se abbiamo il coraggio di porci di fronte a loro come una proposta autorevole e affascinante, se abbiamo comunicato loro un senso della vita.

A Tokyo e al monte Koya in questi giorni la sfida per tutti noi è questa: riaffermare che è possibile un senso della vita, ritrovare insieme la possibilità di costruire positivamente nella società. Un tentativo per mostrare come le religioni possano contribuire al mondo attraverso l’educazione dell’uomo alla sua vera dignità. Come ha detto Benedetto XVI nell’Angelus per la Giornata Mondiale della Pace in cui ha annunciato la giornata di Assisi: «Là dove si riconosce effettivamente la libertà religiosa, la dignità della persona umana è rispettata nella sua radice e, attraverso una sincera ricerca del vero e del bene, si consolida la coscienza morale e si rafforzano le stesse istituzioni e la convivenza civile. Per questo la libertà religiosa è via privilegiata per costruire la pace».

Trovare in questo cammino compagni di viaggio, uomini come Shodo Habukawa, è testimonianza di un ecumenismo reale e possibile, ad ogni angolo della terra. 



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