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POLEMICHE/ Così Andreotti smaschera i "filosofi" del complottismo

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Manifestazione di autonomi, anni 70 (Imagoeconomica)  Manifestazione di autonomi, anni 70 (Imagoeconomica)

Ma perché il Corriere offre, con riserve minime, a lavori di ordito complottistico una vera e propria legittimazione sul piano scientifico di qualcosa che non lo è proprio, cioè la storiografia di estrema sinistra, la vulgata della storia repubblicana secondo gli stilemi dei Centri sociali? Quando essa si occupa dell’Italia del dopoguerra lo fa in preda ad un’euforia da spudoratezza. Rispetto a quella alimentata dal Pci, occorre dire che quest’ultima si è sempre nutrita di un pregiudizio figlio della guerra fredda. Ha creduto che a muovere le fila della storia repubblicana fossero gli Stati Uniti, cioè gli interessi economici e finanziari, in combutta con i servizi segreti, uniti dall’obiettivo di svolgere una politica simile a quella del fascismo ma con altri mezzi. La posta in gioco era la conquista del dopoguerra e, in seno all’Europa, dello spazio del Mediterraneo - diventato un’area cruciale per il controllo delle fonti energetiche - e l’emergere come soggetto politico delle masse africane e di regimi nazional-populistici sostenuti o incoraggiati dal Cremlino.

Per gli studiosi dell’Istituto Gramsci, con la caduta del fascismo, nei paesi che non erano finiti sotto il controllo dell’Urss sarebbe stato l’imperialismo a riprendere fiato e a imporsi. Attraverso le forme e le istituzioni liberaldemocratiche, i democratici statunitensi di Truman, i laburisti inglesi di Attlee, le folle acclamanti il generale De Gaulle, usando “la dittatura della maggioranza” e cioè le regole dei regimi parlamentari, avrebbero consolidato lo sfruttamento dei popoli condannandoli ad un destino di  miseria, di guerre. Per contro l’Unione sovietica, e l’impero costruito col Patto di Varsavia, era assunta come un’alternativa concreta (di pace, di progresso, di  speranza) a questa situazione di capitalismo col piombo nell’ala.

Questo schema interpretativo dei comunisti era orgogliosamente intinto di leninismo. Ma quando il vincolo ideologico si attenuò e i tempi della rivoluzione socialista si fecero lunghi, a sostituirlo fu una nuova tattica. La chiamerei quella dell’uso radicale del Parlamento. Non potendo diventare maggioranza, i comunisti nei paesi dell’Europa non sovietizzata si rassegnarono ad una risorsa sostitutiva. Invece dell’obiettivo ultimo del socialismo si batterono per la conquista di riforme anche profonde, imitando i socialdemocratici. Con esse potenziarono l’assistenzialismo, rafforzando il ruolo dello Stato a spese del mercato. La loro tattica si combinò con un orgoglioso sentimento filosovietico, prolungatosi anche dopo la morte di Stalin a metà degli anni Cinquanta.

Gli eredi diretti (o distanti) del Pci a questo armamentario hanno aggiunto un elemento ritenuto centrale. Si tratta dell’idea che dietro le spalle della democrazia parlamentare abbiano operato corpi segreti, covi e bande in grado di condizionare la vita politica e sociale dopo la guerra di liberazione mettendo a punto trame, depistaggi, provocazioni.

Il più noto di essi si chiamerebbe Anello o “Noto servizio”. Creato nel periodo declinante del fascismo da un generale fascista come Mario Roatta, avrebbe spinto i suoi tentacoli fino al 1980. In un testo più equilibrato di quello enfatizzato dal Corriere della Sera, scritto per Chiarelettere da Stefania Limiti (con introduzione di Giuseppe De Lutiis), viene addirittura chiamato L’Anello della Repubblica - anche se, va detto, non c’è modo di valorizzare meglio gli scarti delle verdure che si impiegano nella ribollita di come fanno i seguaci della cd “eversione atlantica” (appunto A. Giannuli, P. Cucchiarelli, G. Cipriani,  G. De Lutiis, ecc.). Al pari di Stajano, anche De Lutiis ammette che su gran parte dell’attività di questo covo non ci sarebbero prove né documenti. Dunque sarebbe opportuno, e bene, tacere su di esso.



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