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POLEMICHE/ Così Andreotti smaschera i "filosofi" del complottismo

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Manifestazione di autonomi, anni 70 (Imagoeconomica)  Manifestazione di autonomi, anni 70 (Imagoeconomica)

Secondo Aldo Giannuli, recensito da Corrado Stajano sul «Corriere della Sera» del 24 ottobre (Il pozzo nero della Repubblica), nella storia dell’Italia dopo la liberazione dal nazi-fascismo ci sarebbe un enorme buco, anzi un profondo “pozzo nero”. Non si tratterebbe solo di quanto tutti sanno, cioè la mancata giustizia, il permanere di lati oscuri, di ombre, scheletri occultati negli armadi su episodi cruciali del dopoguerra. Sarebbe qualcosa di più e di più preciso.

Pare che dal fascismo alle Brigate rosse abbia operato un servizio segreto manovrato da ex badogliani, in combutta con la Confindustria, la Cia, la mafia, la malavita, uno stuolo di giornalisti e faccendieri, burattinai e intriganti. Questa organizzazione spionistica illegale sarebbe stata nota ad Andreotti, Moro e Craxi, e avrebbe dato luogo a imprese clamorose. Dalla fuga dall’ospedale romano Celio dell’ufficiale nazista Kappler alla trattativa del Vaticano con i brigatisti carnefici di Moro, fino all’accordo con la camorra per la liberazione del dirigente napoletano della Dc Ciro Cirillo. I socialisti avrebbero tenuto bordone, scortando la battaglia, per strappare il Psi all’unità d’azione col Pci. Tale organizzazione si chiamava Anello o Noto servizio.

Però Stajano, mentre si occupa del lavoro di Aldo Giannuli, è molto attento a non ingollare il pasto che il volume edito da Marco Tropea imbandisce. Bisogna infatti riconoscere che Stajano semina di ripetute precisazioni il suo testo. Avverte il lettore che il lavoro di Giannuli (un habitué di archivi grazie alle commesse dei magistrati e delle commissioni parlamentari d’inchiesta), è un «romanzone», un giallo. Manca, dice, di documentazione adeguata, è bulimico, sovrabbondante, con troppa carne al fuoco. Tutto vero, ma allora perché perdere il proprio tempo, cioè occuparsene tanto distesamente? Stajano fa di più. Si serve di un lessico improprio, viste le puntualizzazioni e le prese di distanza, come quello di “dignità scientifica” per raccontare le vicende di una piovra fuorilegge quale sarebbe stata l’“Anello”.

Si possono prendere sul serio fanfaluche come questa e altre simili all’Anello? Ferruccio De Bortoli dovrebbe dire ai suoi redattori della terza pagina che siamo di fronte agli angiporti della dietrologia più crassa. Secondo Corrado Stajano (che, ripeto, in maniera contorta prende le distanze dal libro di cui si occupa) e il recensito Aldo Giannuli, la storia ufficiale dell’Italia repubblicana sarebbe da riscrivere. La ragione: quanto scaturisce dagli archivi riservati dei servizi, del Viminale ecc., cioè quanto oggi è schermato nell’ombra, quasi invisibile, sarebbe la polpa. E non quanto risulta finora accertato o peggio consolidato.

In altre parole, il protagonista del dopoguerra, dopo la liberazione del paese dal nazi-fascismo, sarebbe l’eversione atlantica, cioè le azioni clandestine di guerra, di colpi di mano, di minacce, destabilizzazioni ecc. operate dalle centrali dell’anticomunismo. I nostri servizi segreti sarebbero la sentina di tutte le nequizie, e il Ministero dell’Interno una sorta di longa manus del fascismo-che-torna. Al centro di questo crocevia ci sarebbe Giulio Andreotti. È purtroppo anche la tesi del libro di un storico che gli archivi li conosce e li sa maneggiare come Miguel Gotor nel volume su Moro edito da Einaudi.



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