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ASSISI/ Quella lezione del Papa che "sfida" il dialogo (e anche certi cattolici)

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Benedetto XVI (Ansa)  Benedetto XVI (Ansa)

Nello stesso tempo, in questo spazio si mantengono le proprie identità, le proprie specificità. Ho trovato ben chiarito questo aspetto negli interventi del cardinal Bertone e del cardinal Tauran, pubblicati sull’«Osservatore Romano». Bertone cita la lettera di Papa Benedetto al vescovo di Assisi per il ventesimo anniversario dell’evento, nel 2006: «Anche quando ci si trova insieme a pregare per la pace, occorre che la preghiera si svolga secondo quei cammini distinti che sono propri delle varie religioni (...). La convergenza dei diversi non deve dare l’impressione di un cedimento a quel relativismo che nega il senso stesso della verità e la possibilità di attingerla». E aggiunge: «È questa l’interpretazione corretta dello spirito di Assisi».

Capiamo così il vero significato della parola dialogo: come scrive Tauran, esso non è una conversazione, né una trattativa; non è un compromesso, né un hobby; non mira a creare una religione globale né vuole giocare sull’ambiguità delle parole.  Il dialogo vero è «uno spazio per la testimonianza reciproca».

Si capisce così perché Benedetto XVI, la sera prima dell’incontro di Assisi, presiederà una veglia di preghiera con i fedeli di Roma nella Basilica di San Pietro. «Proprio quando uno entra nella profondità dell’incontro con Cristo si apre anche lo spazio vasto per il dialogo», ha detto il Papa nel 2008. «Quando uno incontra la luce della verità, si accorge che è una luce per tutti; scompaiono le polemiche e diventa possibile avvicinarsi. Il cammino del dialogo è proprio l’essere vicini in Cristo nella profondità dell’incontro con Lui, nell’esperienza della verità che ci apre alla luce e ci aiuta ad andare incontro agli altri: la luce della verità, la luce dell’amore». Questo è il cammino di Assisi.

 



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