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RUSSIA/ Perché il sacrificio dei martiri "salva" anche una società laica?

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Aleksandr Solzenicyn (immagine d'archivio)  Aleksandr Solzenicyn (immagine d'archivio)

E questo gli accadrà sempre, inesorabilmente, anche se si impadronirà perfettamente di tutte le leggi dell'economia e della natura: in fondo le tragedie del XX secolo sono nate appunto da questa pretesa di dominare il finito; e sono nate da questa pretesa non solo o soprattutto perché alla fine la natura (le leggi dell'economia o le leggi della razza) non si è lasciata dominare, ma per un errore e una dimenticanza di origine: l'uomo è libero, e voler costruire una società dimenticando questo elemento essenziale e fondandosi solo sulla necessità delle leggi significa distruggere l'uomo prima ancora di iniziare ad organizzarne la vita e la società.

Ma la speranza dell'uomo di vincere la morte, il finito e la sua necessità non dipende soltanto dal suo desiderio, dalle concessioni che riuscirà a strappare ai potenti o dal dominio che riuscirà ad imporre alle leggi della storia e della natura: la speranza dell'uomo è ragionevole perché si radica in una realtà, la realtà dell'essere con la sua gratuità di cosa non fatta da mano d'uomo. E' la scoperta delle cose nella loro qualità fondamentale di essere date, nella qualità che costituisce la stoffa di tutto l'essere, una qualità che l'uomo può riconoscere se solo non si lascia sviare dalle pretese di un'autonomia sterile e ingiustificata e che poi rende possibile una speranza anche nei momenti più tragici.

Ed è proprio in questo essere che è tutto dono, che può rinascere la speranza autentica che nulla può scuotere nella sua ragionevolezza, la speranza dei martiri che rinunciano a tutto non perché attendono qualcosa che non sanno se mai verrà, ma perché hanno già trovato «una “base” migliore per la loro esistenza – una base che rimane e che nessuno può togliere».

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