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STEVE JOBS/ Ringraziamo il genio della Mela, ma non facciamone un idolo

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Steve Jobs, fondatore di Apple (Ansa)  Steve Jobs, fondatore di Apple (Ansa)

Steve Jobs, dunque, come “la personificazione mitica di una nuova grande Conoscenza”. Steve Jobs come l’uomo che ha però anche saputo interrogarsi a fondo (ancorché su uno sfondo meramente intraterreno) circa il problema dei problemi, la fine della vita, fin dal memorabile e stracitato Stanford Commencement Speech del 14 giugno 2005, pronunciato nell’omonima università californiana, lui che non si laureò mai se non, oltre trent’anni dopo la breve esperienza da studente al Reed College di Porland, honoris causa. “Ricordare che morirò presto è la cosa più importante che ho trovato nell’aiutarmi a prendere le grandi scelte della vita. Perché quasi tutto - tutte le aspettative esteriori, ogni orgoglio, ogni paura della vergogna o del fallimento - queste cose spariscono quando si è davanti alla morte, lasciando solo quello che è realmente importante. Avere in mente che state per morire è il modo migliore che io conosca per evitare la trappola di pensare che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è nessuna ragione per non seguire il vostro cuore”.

Fa impressione, non c’è che dire, la forza e la generosità di un uomo aggredito dal cancro pronto a rimettere tutto in discussione, a guardare avanti come da un nuovo inizio nella piena consapevolezza, già sei anni or sono, della morte incombente. E tuttavia, uno si chiede: che vuol dire che “non avete niente da perdere”, che “siete già nudi”? E' una verità, certo, però parziale, finanche temeraria ove sia posta e assunta per definitiva proprio da chi non ha cessato di predicare la libertà da qualunque dogma.

Lo sappiamo che gli umani hanno bisogno di miti e di simboli per tirare avanti, specie quando credono o dichiarano di poterne fare a meno. Sicché scivolano in quella confusione tipicamente pagana e neopagana di fare le apoteosi – per altro perfettamente correlate e speculari ai sacrifici dei capri espiatorii. Anziché glorificarlo, trovo più equo e benevolo invocare pace all’anima del formidabile Steve, che Dio lo benedica!

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COMMENTI
31/10/2011 - Per favore (Gaetano Nascimbeni)

La conclusione affrettata e apparentemente salomonica dell'articolista tradisce il fatto - come nota il lettore che mi precede - che la preoccupazione principale del pezzo era appunto quella di smitizzare: attenti, non confondetevi, Job non ha salvato e non salverà il mondo! Giusto. Ma questo lo credono i Severgnini di turno (che sono tanti, a tutte le latitudini) cioè gli snob e gli adoratori dell'ultim'ora. Come oggi adorano Jobs, domani adoreranno qualcun altro. In ogni caso, Jobs è migliore di loro. E poi. <..ha inventato e marchettato sull’orbe terraqueo prodotti commerciali (costosissimi) che hanno di molto semplificato, ridimensionato e incrementato quelle macchine un tempo grosse e grigie che si chiamavano “calcolatori” o “elaboratori elettronici”..>. Attenzione, è rimasto fuori qualcosa. Perché le macchine di Jobs sono belle. Ha introdotto il bello, sì, la bellezza, nella convivenza forzata con quello nostre protesi mentali che ormai sono i pc. Qui non ci sono ..santi che tengano, o uno la bellezza la sa vedere, o altrimenti se ne stia a casa. Perché è questa, in fondo la vera ragione del suo successo, uno ne sia consapevole o no. In tutto quel che facciamo - e un pc è "quasi" indispensabile, non è vero? Anche i grecisti, forse, lo usano - vogliamo più bellezza. Se poi questa va insieme alla funzionalità, direi che ci siamo. O no? Ma bisogna dirlo. Per il resto, se n'è andato un uomo di genio. Stop.

 
30/10/2011 - Chi ha voluto farne un idolo e chi no, e allora? (Gianni MEREGHETTI)

Diffido da chi ha voluto fare di Steve Jobs un idolo, ma non mi convince nemmeno chi si impegna a dimostrare che il genio della Mela non sia da idolatrare. Come non capisco chi lo ha idolatrato, così mi chiedo perchè mai si debba dire ciò che Steve Jobs non è. Che motivo c'è mai di sottolineare che non è cristiano? Di rimarcare che il suo è un umanesimo ateo? Non so proprio perchè mai questo accanimento per smitizzare chi ha creato un mito. Mi pare del tutto inutile, come è inutile idolatrare un uomo, con la conseguenza di non coglierne il valore, così chi mette i puntini sulle i per il timore che il cristianesimo sia contaminato produce un effetto domino incontrollabile fino ad una situazione così ingarbugliata da non trovare più il bandolo della matassa. Conseguenza di questa dialettica? Steve Jobs muore una seconda volta, muore per la nostra incapacità a stare di fronte a lui per quello che è e che in certi momenti si è comunicato con una intensità irripetibile. Per questo voglio guardare a Steve Jobs non mitizzandolo, ma nemmeno avendo il problema di non farlo, voglio invece guardarlo in faccia come un uomo che è stato di fronte alla realtà lasciandosi interrogare, ferire fino a percepire che la sua intelligenza non basta. Questo è Steve Jobs, un uomo che ha gridato forte un bisogno, che nei suoi successi e nei suoi fallimenti ha cercato Chi lo cercava. Una domanda che è rimasta aperta, una umanità sofferente che continua a gridare.