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STORIA/ 1961, sfidare il Muro del potere con una caramella di lampone

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Proteste contro la Repubblica Democratica Tedesca  Proteste contro la Repubblica Democratica Tedesca

Disgraziatamente era il giorno in cui il parlamento approvò la legge sulla difesa del paese, e il regime non poteva ammettere defezioni. La Stasi venne informata dell’accaduto, e nell’isteria di quei mesi il gesto di protesta fu considerato una provocazione da reprimere con forza. L’episodio fu trasformato in caso nazionale, lo stesso Ulbricht intervenne parlando di «aperta manifestazione antistatale».

Ispettori del Comitato centrale e del ministero dell’istruzione furono mandati in tutti gli istituti superiori della DDR per destare la «vigilanza rivoluzionaria» e scovare in ogni distretto «una piccola Anklam». Nel giro di un mese si moltiplicarono riunioni, prese di posizione e provvedimenti disciplinari: 45 insegnanti furono licenziati e 53 trasferiti, 159 studenti furono espulsi. Le epurazioni si svolsero anche all’interno dalla FDJ, con la sostituzione di 1.400 responsabili e l’espulsione di 900 giovani.

Penzel, Aweck e Otto Conrad (che aveva imbrattato con scritte «antistatali» l’aula di chimica), vennero fermati nei giorni successivi e processati a gennaio.

Dagli atti del processo, resi pubblici dall’Istituto che conserva gli archivi della Stasi, emerge tutta la lettura ideologica dell’episodio, collegato direttamente all’erezione del Muro: «Con le misure prese il 13 agosto, la pace è stata salvaguardata e si è assestato un primo colpo mortale ai guerrafondai e agli imperialisti tedesco-occidentali. Da allora il nemico cerca di far presa a livello politico-ideologico soprattutto tra i giovani in età scolare, inesperti della lotta di classe». I tre ragazzi furono definiti «complici dei guerrafondai tedesco-occidentali», rei di «attaccare le fondamenta ideologiche della repubblica», di istigare la classe ad assumere atteggiamenti «controrivoluzionari» e di «intraprendere azioni antidemocratiche». Gli imputati, secondo l’accusa, avevano addirittura l’intenzione di preparare «un movimento di massa contro l’esercito popolare e di istigare i giovani contro l’ordinamento socialista». Accecate dall’odio, le autorità tedesco-orientali non si accorsero di quanto fosse surreale sottolineare il fatto che l’episodio era accaduto in un istituto «che portava l’impegnativo nome dei fratelli Scholl»! Così Penzel fu condannato a cinque anni di detenzione da scontare nel carcere di Torgau, da dove uscì per buona condotta nell’estate del ’64; i due coimputati ebbero ciascuno tre anni e mezzo.

Anche l’innocente caramella al lampone sul velo funebre si era trasformata, agli occhi del regime, in un’irriverente rappresentazione della «morte della classe operaia»…



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