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LETTURE/ È più facile seguire Benedetto o imitare il pellegrino russo?

Icona di Andrej Rublëv (immagine d'archivio) Icona di Andrej Rublëv (immagine d'archivio)

Lo starec mostra al pellegrino una copia della Filocalia, raccolta di testi patristici sulla preghiera e la paragona al pezzo di vetro necessario all’occhio umano per guardare il sole splendente della Scrittura. Il pellegrino si stabilisce poco distante dall’eremo, per imparare a vivere la preghiera interiore. Passa dallo zelo alla noia, alla pigrizia, alla tristezza e sempre trova la comprensione del suo maestro spirituale. Gli viene detto di ripetere prima tremila, poi seimila, poi dodicimila volte al giorno la preghiera di Gesù ed egli ubbidisce fedelmente e con sempre maggiore facilità. È il dono che ricevono coloro che cercano il Signore nella semplicità del cuore. Ormai può recitare la preghiera senza più contare, stando umilmente nella volontà di Dio e sperando nel suo aiuto.

Una storia evidentemente molto personale, che con difficoltà può essere imitata nel nostro modo di vivere dissipato. Vivere la vita da pellegrini di verità e di pace come indica il Pontefice è più praticabile. Don Giussani amava ripetere che non vi fosse molta differenza tra vivere la memoria nei chiostri di un monastero piuttosto che nella metropolitana di una grande città. E così sarà possibile sentire come proprio il canto di Musorgskij: “Piangi, piangi, popolo infelice, piangi, popolo affamato, Dio avrà pietà di te


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