BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ È più facile seguire Benedetto o imitare il pellegrino russo?

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Icona di Andrej Rublëv (immagine d'archivio)  Icona di Andrej Rublëv (immagine d'archivio)

Pellegrini della verità, pellegrini della pace. Questo è il titolo della terza giornata in cui i rappresentanti di tutte le religioni del mondo si sono trovati ad Assisi, sulle orme di Giovanni Paolo II e su iniziativa di Benedetto XVI. E’ stato già chiarito da Massimo Camisasca il senso di questa parola così spoglia di retorica, ma anche impegnativa per il corpo e per l’interiorità dell’uomo.

Il fascino delle analogie ci porta dalla terra umbra al grande silenzio della Russia, ad incontrare la storia di un uomo che dice di sé: “Per grazia di Dio io sono uomo e cristiano, per azioni gran peccatore, per condizione un pellegrino senza tetto, della specie più misera, sempre in giro da paese a paese. Per ricchezza ho sulle spalle un sacco con un po’ di pane secco, nel mio camiciotto la santa Bibbia, e basta. Entrato in chiesa per pregare, si leggeva l’Epistola ai Tessalonicesi, in quel passo dove è detto: ‘Pregate senza posa’. Quella parola penetrò profondamente nel mio spirito, e mi chiesi come sarebbe stato possibile dal momento che ognuno di noi deve occuparsi di tanti lavori per sostenere la propria vita.

Parla l’anonimo autore dei Racconti del pellegrino russo, apparsi per la prima volta verso il 1865 e da allora sempre ripubblicati. Egli era nato agli inizi del 1800, aveva avuto vita difficile per la morte precoce dei genitori e per la violenza di un fratello. Morta la moglie, si sente attratto dall’orazione incessante di cui parla la Scrittura. Alla ricerca di qualcuno che gli insegni come pregare sempre, diviene pellegrino e vive  avventure e traversie di ogni tipo. Il suo scritto si presenta come un trattato spirituale e un poema dal tono quasi fiabesco. Esso si può ricollegare alle produzioni più serene del movimento letterario russo del 1800, con i suoi personaggi tipici, nobili, contadini, funzionari, corrieri, che si muovono nella vastità della pianura russa. 

La bellezza della vita del pellegrino sta nella preghiera del cuore, alla quale egli perviene dopo aver lungamente cercato e nella quale persevera sotto la guida di uno starec. Essa consiste nell’invocazione continua del nome di Gesù con le labbra, con il cuore e con l’intelligenza, nella certezza della sua presenza in ogni luogo e in ogni tempo. Si esprime con le parole: “Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me!”. Chi si abitua a questa invocazione ne riceve grande consolazione, prova il bisogno di dirla sempre e dopo un po’ di tempo essa scorre in lui come da sola. 



  PAG. SUCC. >