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LETTURE/ Da Roth ad Hadjadj, perché il grido di Giobbe ci parla ancora?

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Joseph Roth (immagine d'archivio)  Joseph Roth (immagine d'archivio)

Ma è così vero che Dio governa il mondo che anche a Mendel Singer viene ridonato tutto, o quasi. Ritrova il figlio malato, lasciato in Europa e ora grande musicista. E il ricordo della moglie morta, la pena di una figlia pazza non sono più uno strazio, ma l’inizio di una grande dolcezza:

Gravi peccati ho commesso, il Signore ha chiuso gli occhi. Un funzionario io l’ho chiamato. Lui si è tappato gli orecchi. E’ così grande che la nostra cattiveria diventa piccolissima”. E si riposò dal peso della felicità e dalla grandezza dei miracoli

Di tutt’altro tenore il più recente Giobbe di Fabrice Hadjdaj, saggista e drammaturgo francese, in una breve e densa pièce teatrale, pubblicata da Marietti 1820 con la prefazione del cardinale Ravasi e rappresentata all’ultimo Meeting di Rimini. Come rileva la nota introduttiva di Sandro Lombardi, qui non c’è alcun crollo di Giobbe nella bestemmia; egli rimane saldo nell’accettazione del male misterioso che è così mescolato alla gioia della creazione e che ha corroso brano a brano i suoi beni, i suoi cari, il suo corpo. Egli attende lo svelarsi di ciò che non sa e che non pretende di sapere, a differenza dei suoi amici che lo tentano con vari inganni. Prologo ed epilogo, che vedono il dialogo tra Dio e Satana, fanno da cornice e da cifra interpretativa della lotta di Giobbe contro la menzogna.

Un Dio vicino, è stato giustamente detto; un Dio di cui qualche battuta lascia intravvedere il volto crocifisso, un Dio vicino al Nuovo Testamento più che quello confinato nell’Antico come quello di Roth. Se c’è una pecca a questo testo, forse inevitabile per il genere letterario, è qualche esagerazione barocca del linguaggio, qualche contrapposizione troppo studiata. La lettura trarrebbe una commozione maggiore con una scrittura più calma, che prenda il testo biblico come sua guida non solo per il suo nodo problematico, ma anche per la sua imponente semplicità.

 



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