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NOBEL 2011/ Il poeta Tranströmer, quando le parole non ci bastano

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Tomas Transtroemer (Ansa)  Tomas Transtroemer (Ansa)

Dopo – credo – quindici anni, un poeta ha vinto il premio Nobel per la letteratura; uno di casa, uno svedese, pronosticato da tempo e  oggi insignito di questo prestigioso quanto discusso riconoscimento. Tomas Tranströmer, nato nell’aprile del 1931, psicologo, pianista e, soprattutto, poeta da sempre, anche dopo la paralisi conseguente ad una grave malattia, è molto noto in patria, dove lo considerano il più grande poeta contemporaneo. In Italia, a quel che mi risulta, sono pubblicate (oltre a qualche testo presente nell’Antologia della poesia svedese contemporanea edita da Crocetti) due sue raccolte: Sorgegondolen. La lugubre gondola, pubblicato nel 2003 da Herrenhaus e Poesia dal silenzio, pubblicato da Crocetti nel 2008, la cui ristampa sarà disponibile a giorni. Abbiamo cominciato a conoscerlo dopo il 2004, quando ricevette il Premio Nonino per la poesia, in buona parte per merito di Claudio Magris, che in quell’occasione segnalava il pregio di un’arte poetica “basata essenzialmente sull’immagine”, virtù e tentazione d’ogni poeta. 

Virtù quando “l’impianto figurativo del pensiero” (Marys Rizzo Spasaro) persegue la realtà, così ingombrante e testarda (e “i fatti sono quanto di più ostinato ci sia al mondo” - M. Bulgakov) e così esigente di educazione per essere conosciuta e riconosciuta, visti i nostri pregiudizi e i frequenti mal di testa che ci perseguitano e considerata l’ incrinatura che attraversa le cose dai tempi in cui, con Adamo ed Eva, abbiamo anche noi salito il pendio della “daltonica notte” di cui dice il poeta svedese: “E dietro di me oltre le plumbee acque luccicanti c’era l’altra costa e i dominatori. Uomini con futuro invece di volti”.

 Nel suo splendido, e difficile, Conversazione su Dante, O. Mandel’stam dichiara che la poesia “si installa in un campo d’azione nuovo… impegnandosi non tanto a raccontare, quanto piuttosto a recitare la natura, attraverso i mezzi strumentari denominati volgarmente immagine”. Il che fa del poeta assai più che un confezionatore di immagini, esposto più che mai alla tentazione di consumare la cosa, scordando l’ammonimento dell’americano poeta William Carlos Williams: “Nessuna idea se non nelle cose”, che pare un’ ottima introduzione a Transtromer se quest’ultimo dichiara: “Stanco di chi non offre che parole, parole senza lingua… scopro orme di capriolo sulla neve. Lingua senza parole”.



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