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LETTURE/ Il carteggio Zweig-Roth svela i "naufraghi" del mondo perduto

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Joseph Roth, 1894-1939 (immagine d'archivio)  Joseph Roth, 1894-1939 (immagine d'archivio)

Nella sua variegata produzione di scrittore spiccano due temi fondamentali: il primo riguarda la vita degli ebrei orientali e dà vita al capolavoro Giobbe. Il secondo ha come fulcro la finis Austriae, non tanto l’elegia di un mondo perduto, quello di tanti popoli riuniti sotto la corona dell’impero, quanto  l’arazzo tessuto in colori grigi con qualche bagliore di porpora di un modo di vivere nella calma dell’ordine, modello di una convivenza pacifica mai più ripetuta e per ciò stesso preziosa per la memoria e per l’ideazione del futuro. Questo mondo in parte ignaro della sua prossima fine crede che la sua lunghissima sopravvivenza sia un bene per il mondo. I romanzi che meglio raccontano questa coscienza, che non ha l’angoscia, ma quasi il culto della morte, sono La cripta dei Cappuccini e La marcia di Radetzky; nel primo, che prende nome dal luogo in cui si trova il sepolcro di Francesco Giuseppe, il protagonista racconta la propria vita giovanile: “Frequentavo l’allegra, anzi sfrenata compagnia di giovani aristocratici. Ne condividevo la scettica leggerezza, la malinconica presunzione, la colpevole ignavia, l’arrogante dissipazione, tutti sintomi della rovina, di cui ancora non intuivamo l’approssimarsi”.

Nel secondo romanzo, pubblicato nel 1932, Roth narra il declino dell’impero asburgico attraverso la storia della famiglia Trotta, in cui tre uomini si succedono al servizio dell’impero: l’eroe di Solferino, il sottotenente che salvò la vita dell’imperatore ottenendo un titolo nobiliare, suo figlio Franz, fedele capitano distrettuale, il nipote Carl Joseph, sottotenente di fanteria che combatterà la prima guerra mondiale, ma che rivela in una vita annoiata e dedita all’alcol, al gioco, all’amore per una matura signora la cupa consapevolezza del disfarsi di quel mondo e della propria esistenza. La pioggia, il tramonto del sole, il canto delle allodole, il suono delle campane imprimono un fondo di malinconia al romanzo, che si svolge in gran parte in ambiente militare, con le sue ferree leggi e la sua fierezza e in cui le donne, amanti, prostitute o cameriere, fungono da comparse. Un romanzo struggente, ma non triste. Le note della marcia di Radetzky scandiscono l’epopea di uomini non intrappolati, ma resi liberi dalla disciplina.



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